Seconda stella a destra. Vite semiserie di astronomi illustri
Amedeo Balbi
Novara, De Agostini, 2010
Età: da 15 a 99
Euro :12,00

La vita e le idee di 29 astronomi, con il corredo di qualche approfondimento messo giustamente alla fine del libro, a discrezione del lettore, sono sufficienti, in 200 pagine, a dare un'idea del tumultuoso sviluppo dell'Astronomia negli ultimi 2500 anni della civiltà umana. Non è un'opera enciclopedica, mancano capitoli importanti, per esempio la Fisica solare dell'Ottocento, quando ancora non c'erano i mezzi per studiare le altre stelle, e mancano astronomi importanti, per esempio il Toscanelli e il Regiomontano, a riempire il lungo periodo tra Tolomeo e Copernico, ma l'autore centra perfettamente il suo obiettivo, che è quello di stimolare l'appetito per l'Astronomia, non di riempire la pancia, nella speranza che il lettore lo faccia successivamente, attingendo alle tante pubblicazioni disponibili ed anche alla fonte inesauribile della rete, dove anche Amadeo Balbi è presente con il suo blog di divulgazione, Keplero.org.
Per tutto il libro lo stile è stringato, i profili biografici sono contenuti in non più di 5 pagine ciascuno, il metodo di comunicazione è diretto, volutamente scanzonato con ampio uso di riferimenti alla musica, ai film e alla fantascienza recenti, anzi recentissimi, non più vecchi del giovane autore.
All'inizio questo stile mi è risultato un po' lontano da quanto mi aspettavo in un libro dedicato all'Astronomia e agli astronomi, confesso che, per capire alcune similitudini, ho dovuto chiedere consulenza a mia figlia o documentarmi su Wikipedia, ma questo non mi ha impedito di fare qualche esperimento, cioè di utilizzarne alcuni brani nelle mie lezioni al Planetario di Firenze e di constatare quanto piaccia a giovani e meno giovani questo modo di scrivere e di comunicare e quanto, alla fine, risulti efficace e realizzato l'intento divulgativo che si prefigge l'autore.
Proprio perchè lo stile diretto facilita la penetrazione delle idee, sia di quelle corrette che di quelle sbagliate, questo libro avrebbe richiesto una maggior cura redazionale per eliminare errori e fraintendimenti che comunicano concetti errati, che potrebbero insinuarsi stabilmente nella mente di lettori non specialisti e non in grado quindi di rimuoverli criticamente con successive letture, tenendo conto che proprio a questi lettori il libro è particolarmente rivolto. Dopo averli attentamente studiati, mi sono convinto che non si tratta di lacune culturali dell'autore, ma effetti collaterali del modo "leggero e scherzoso" con il quale le cose vengono raccontate e della voluta assenza di formule e figure; credo che possono essere eliminati lasciando immutato tutto il resto. Ne indico alcuni, ma non si tratta di una lista esaustiva:
. Platone e Aristotele non vengono dopo Aristarco, ma prima e le loro idee si impongono per circa 2000 anni, non certo perchè sono gli ultimi ad occuparsi del moto retrogrado dei pianeti.
. Simpatica la figura di Tolomeo che se ne va a finire un logaritmo, come dire a farsi una botta di conti; peccato che i logaritmi siano stati inventati solo 1400 anni più tardi!
. Galileo non è mai stato uno smanettone, ma semmai un fisico teorico con grande propensione per il lavoro manuale, compreso quello che richiedeva la sua vigna, e poi conosceva bene l'Astronomia anche prima dell'utilizzo del telescopio, come mostrano le sue osservazioni della stella nova del 1603 o le dispense per gli studenti.
. Nella spiegazione data della costante di aberrazione scoperta da Bradley, sembra che l'effetto dipenda dalla lunghezza del tubo del telescopio; in realtà l'autore aveva in mente una diffusa figura usata praticamente in tutti i manuali, seconda la quale i due vettori velocità, della terra e della luce, vengono scomposti nella direzione del telescopio e del piano orbitale della terra, ma la dimostrazione è stata lasciata a metà e il lettore a chiedersi quanto lungo fosse il tubo del telescopio di Bradley!
. Nello "spiegone" sulla luce si afferma che, per diffrazione,la luce fatta passare da un forellino genera un'alternanza di luce e di ombra, il che è corretto, ma non è storicamente la prima osservazione del fenomeno; chiaramente l'autore ha in mente le frange di interferenza e non il disco di Airy, ma allora ci vogliono due forellini più un terzo per rendere coerente la luce che incide su di essi, altrimenti è inutile tormentare il lettore dandogli l'illusione di poter rifare l'esperimento!

Piero Ranfagni