Posizioni attuali

Nel mondo cattolico esiste un'ampia varieta' di opinioni riguardo all'evoluzione e alle teorie darwiniane.

La quasi totalita' degli scienziati cattolici accetta l'evoluzione come un dato di fatto, e la teoria della selezione naturale come la migliore in grado oggi di spiegare questo dato. Non si pongono problemi per conciliare questo con il racconto della Genesi, che viene preso come un testo mitico-religioso, non certo come un racconto realistico.

Da parte dei teologi, esistono posizioni molto varie. Sia pure con diverse accentuazioni, c'e' un generale consenso nel ritenere che la scienza debba operare in modo autonomo dalla religione, e che a quest'ultima non spetti il compito di giudicare se una particolare teoria scientifica sia o meno vera. Pertanto nessun teologo "riconosce" le teorie evoluzionistiche, in quanto il compito di valutarne la validita' non spetta ai teologi ma agli scienziati.

In generale, si puo' dire che l'evoluzione non costituisce un problema. Almeno dal 1970 tutte le questioni collegate con la nostra origine biologica vengono discusse senza pregiudizi, e il consenso generale e' che i dti di una visione scientifica seria, che non sconfini in considerazioni filosofiche, non puo' che fornire elementi utili alla telolgia, permettendo di distinguere tra affermazioni legate a concezioni storiche e affermazioni piu' profonde, di significato per la fede.

La maggior parte delle posizioni teoogiche "ufficiali" pero' sottolineano alcuni punti, parlando di evoluzione:

L'ultima affermazione (monogenismo, o creazione di tutta la specie umana inmodo non graduale a partire da una singola coppia) e' quella piu' problematica. E' anche quella meno sostenibile teologicamente, il problema del peccato originale conserva tutta la sua validita' se a commetterlo non e' una singola coppia, ma magari una popolazione, o una coppia all'interno di una popolazione, o anche se si riferisce ad un tema mitico, dell'emergere della spinta al male (rafforzatasi sicuramente anche in scelte concrete) contemporaneamente all'emergere di una coscienza etica. Da un punto di vista biologico, un monogenismo stretto presenta problemi enormi: la comparsa di una nuova specie non e' un evento istantaneo (una generazione prima abbiamo un Homo Abilis, quella dopo un Sapiens), e quindi non ha senso neppure parlare della prima generazione di uomini. Una singola coppia presenta un patrimonio genetico troppo ridotto per garantire alla specie un futuro, praticamente tutte le prime generazioni sono incroci tra consanguinei stretti, con fortissima "inbreeding depression".

Questo contrasto ha ispirato tutta una serie di posizioni di tentativo "concordismo", in cui si invocano meccanismi improbabili per dare ua parvenza di credibilita' scientifica all'ipotesi del monogenismo stretto. In particolare sono molto citati in ambito cattolico le posizioni di Lejune, un biologo tuttora attivo, che ha proposto l'idea che la speciazione umana (e solo quella) sia avvenuta per un paro gemellare, in cui uno dei due gemelli era un maschio, e l'altra una donna affetta da sindrome di Turner, cioe' aveva il solo cromosoma X. Normalmente le persone affette da sindrome di Turner sono donne sterlili, ma in questo caso "Eva" sarebbe rimasta fertile.

Questo meccanismo, secondo Lejune, spiegherebbe la speciazione in modo rapido (la coppia sarebbe anche mutante, non interfeconda con la popolazione di origine), e concorderebbe con il mito di Eva generata da Adamo. Purtroppo, oltre che essere estremamente improbabile, una situazione del genere darebbe luogo ad una popolazione talmente depressa geneticamente da non poter realisticamente sopravvivere piu' di qualche generazione.

Comunque e' sempre piu' diffusa la posizione per cui queste difficolta' rappresentano piu' un problema interno della teologia che non un problema nei rapporti con la scienza. Per una panoramica sull'argomento (da un punto di vista dottrinale, quindi con una attenzione al dato scientifico ma non basata su di questo) si possono vedere le voci Uomo, identita' biologica e culturale o Crerazione del Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede. Cattolici antievoluzionisti

Diversi gruppi all'interno della Chiesa sostengono poi posizioni di esplicito antievoluzionismo. Anche se esistono forti differenze rispetto al fondamentalismo protestante, ad es. nessuno di questi gruppi sostiene posizioni di "Terra giovane", spesso questi gruppi utilizzando argomentazioni comuni ai gruppi protestanti.

Spesso si utilizza il termine "trasformismo" per denotare l'evoluzionismo, recuperando quindi la cultura cattolica antievoluzionista della prima meta' del 1900. Le posizioni antievoluzioniste sono utilizzate per contrastare la "cultura atea", di cui l'evoluzionismo sarebbe il cuore portante. La maggior critica, di tipo filosofico, verso l'evoluzionismo, consiste nel suo rendere superflua una causa esterna per spiegare l'organizzazione della vita, e in particolare l'intelligenza umana. Questo minerebbe la necessita' di postulare Dio come causa necessaria per questi fenomeni, e quindi la religione. Inoltre si nega all'evoluzionismo lo status di teoria scientifica (quando ormai questo viene considerato un FATTO scientifico), sulla base di una definizione di scienza "ad hoc", che vale solo per questo fenomeno. Un esempio di apologetica antievoluzionista si puo' avere da un articolo apparso sulla rivista "Catholica": Evoluzionismo: la grande bugia.

Alleanza Cattolica

Posizioni nettamente contrarie al darwinismo e alla stessa evoluzione sono presenti in diversi ambienti cattolici. Particolarmente attiva in questo senso e' l'associazione "Alleanza Cattolica". Nel suo "Dizionario per un pensiero forte" la voce L'origine della vita esordisce con: "Spiegare l'esistenza di tutta la varieta' complessita' e bellezza degli esseri viventi nei termini di una pura e semplice concatenazione di cause meccaniche e di fattori materiali: questa e' una delle pretese di quello scientismo materialistico che - dopo l'implosione del suo fratello-nemico, il materialismo dialettico - e' lo strumento piu' usato dall'establishment culturale per dare un'apparenza di "scientificita' a una visione materialistica del mondo." Alleanza Cattolica ha ospitato nel suo giornale diversi interventi che riprendono gli argomenti del creazionismo protestante.

Un buon esempio e' l'articolo di Luciano Benassi: Mistificazioni evoluzionistiche e matematica, Cristianita' n. 95 (1983). L'autore collega storicamente l'evoluzionismo alle grandi teorie rivoluzionarie ed anticristiane (marxismo, materialismo ateo), e utilizza tutto il repertorio di pseudoargomentazioni matematiche e biologiche (assenza di "anelli mancanti", impossibilita' di funzionamento di un organo parziale, rarita' e letalita' delle mutaizoni...), oltre che dialettiche (gli evoluzionisti non ribattono alle argomentazioni, le loro idee sono argomentate in modo emptivo e non quantitativo, la scienza e' arrogante e nega quel che non capisce).

Un altro autore molto attivo nel negare l'evoluzione e' Giulio Dante Della Guerra ( La vita non e' nata per caso, Cristianita' n. 97 (1983)), un biochimico che si slancia, oltre che sulla critica, sull'epistemiologia, quando afferma che per sostenere che la Terra gira intorno al Sole occorre far uso di un concetto filosofico, non scientifico, di "moto assoluto".

Tutti questi autori si rifanno a loro volta a Sermonti, pur citandolo solo nelle sue tesi critiche verso il darwinismo.

Antonino Zichichi

Una posizione di rilievo nel panorama cattolico e' quella dello scienziato Antonino Zichichi. Anche se le sue posizoni sulla storia della scienza, sul rapporto tra scienza e fede, e in particolare sull'evoluzionismo sono ferocemente criticate dalla quasi totalita' degli scienziati cattolici, Zichichi gode di una grossa visibilita' nel panorama culturale italiano.

Le sue posizioni sul darwinismo sono esposte in modo ampio (ma alquanto ripetitivo) nel suo libro "Galilei divin uomo". Secondo Zichichi, l'"evoluzionismo biologico della specie umana" e' la struttura portante della cultura atea, e non ha nessuna base sperimentale o formulazione matematica, essenziale per una scienza quantitativa. L'evoluzione e' inoltre insufficente a spiegare la comparsa della ragione, in quanto non e' possibile scrivere un'equazione che la preveda. Siccome non esiste per l'evoluzione l'equivalente di una equazione di Dirac, la prima non ha nessuna dignita' scientifica, al piu' puo' essere considerata un mito, una creazione poetica, ma certamente non vera scienza. Con queste tesi Zichichi dimostra avere, oltre ad una discreta ignoranza delle teorie scientifiche che esulano dal suo campo professionale, un concetto estremamente personale di cosa sia "scienza galieliana" e cosa no.