Geografia e fantasia nel medioevo

La Geografia, come si era andata perfezionando nell'età classica, era una scienza che viveva solo perché era direttamente collegata alla realtà contemporanea, di grandi spostamenti di uomini e di mercanzie, di spedizioni militari, di corrieri postali che trasportavano missive dagli angoli più remoti dell'impero fino a Roma "capo del mondo". Con le invasioni barbariche e il conseguente disfacimento del sistema di collegamenti legato all'esistenza dell'impero, la Geografia perde d'interesse. Le comunità diventano sempre più isolate le une dalle altre e non si sente più la necessità di tramandare le informazioni sulla disposizione delle terre e delle strade. Non si può dire, tuttavia, che si restrinse l'orizzonte geografico, perché anche nel medioevo si continuò a viaggiare, e se gli Arabi furono grandi viaggiatori, analogamente lo furono i Bizantini. Non ci furono tuttavia centri culturali universali in cui operare l'unione e l'elaborazione delle diverse informazioni. Non ci furono più luoghi come Mileto, Alessandria e Roma. Nel Medio Evo i centri culturali sono concentrati nei conventi, in cui lo spirito di osservazione e l'interesse per i fenomeni naturali, basi fondamentali della scienza geografica, come di tutte le altre discipline, sopravvivono ma affievoliti.
Nell'ambiente bizantino si leggono opere del IV e V secolo d. C. e, nel XII secolo, l'opera di Eustazio. Nel mondo occidentale si ebbero opere minori come quelle di Rabano, del venerabile Beda che furono astronomi anche se interessati più che altro al "computo dei calendari". Gran parte di queste opere tendono ad interpretare la forma della terra in modo da non contraddire la Bibbia.

L'universo come il tabernacolo del Tempio, all'interno le terre emerse.
Da Cosma Indicopleuste, Topographia Christiana, Firenze Biblioteca Laurenziana

Si arriva a mettere in dubbio la sfericità della Terra e a considerare assurda l'esistenza degli antipodi. Tutti si erano convinti che la zona equatoriale della Terra (la zona Torrida) fosse inabitabile. Questo atteggiamento influenza anche l'aspetto delle carte geografiche che, nel Medio Evo, non hanno più il fine di rappresentare, nel modo più fedele possibile la forma delle terre emerse, ma bensì quello di schematizzare la loro suddivisione concettuale, indipendentemente dal loro aspetto. Regioni notissime come l'Italia e la Grecia venivano distorte fino a renderle irriconoscibili, ed il rapporto tra le dimensioni fu completamente trascurato. Le terre appaiono popolate da mostri terribili e animali meravigliosi; appare il Paradiso Terrestre e luoghi leggendari come Gog e Magog.

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