La navigazione astronomica al tempo degli antichi Greci

Nel libro X dell'Odissea, Omero ci parla della città di Lamo, nella quale durante l'estate, il crepuscolo della sera si congiunge con quello della mattina. Probabilmente questa citazione di una città molto settentrionale si deve a reminiscenze fenice. È ormai accertato che i Fenici si spinsero fino alla parte meridionale dell'Inghilterra, probabilmente navigando sempre sotto costa. Queste lunghe escursioni implicano una buona conoscenza di Geografia astronomica. Per lo più utilizzavano l'astronomia per determinare la latitudine attraverso l'ampiezza del circolo artico. In quell'epoca la stella Arturo descriveva proprio un circolo artico nelle isole Cassiteridi poste nella parte meridionale dell'Inghilterra. Sappiamo addirittura che il navigatore Pitea, della colonia greca di Massalia (la moderna Marsiglia) asserì di avere osservato il Sole sul circolo artico.
Strabone narra che solo i fenici erano capaci di navigare fino alle isole Cassiteridi, mantenendo il segreto di tale navigazione. Nell'Odissea (V 270-277) Omero ci descrive la navigazione d'alto mare di Ulisse dall'isola di Ogigia a quella dei Feaci (Corfù?). La navigazione è definita dalle parole di Calipso con grande precisione: il nocchiero avrebbe dovuto mantenere le Pleiadi a destra e Boote a sinistra, mentre l'Orsa sarebbe dovuta rimanere sempre a sinistra. La rotta quindi andava da Sud-Ovest a Nord-Est.
Vediamo quindi che già al tempo in cui si consolidano i poemi omerici le stelle erano ampiamente utilizzate per navigare, anche se solo per trovare e seguire la rotta e stabilire la latitudine dei luoghi.

In epoca classica, ebbero grande importanza le rotte che collegavano il golfo di Corinto alla Sicilia. Tutti i traffici tra la Grecia e la Magna Grecia passavano da qui. I Greci non avevano i mezzi tecnici per tagliare l'istmo di Corinto, ma avevano costruito una specie di strada su cui trascinavano le navi per farle passare dal mare Egeo al mare Ionio e, una volta tornate in acqua a Corinto, continuavano la navigazione, senza dover circumnavigare il Peloponneso. Dalla semplice analisi di una carta geografica si vede che la rotta Corinto-Messina è una rotta a latitudine costante, e quindi la navigazione era facilitata dal fatto che si navigava tenendo sempre alla stessa altezza il polo nord celeste, che allora, si badi, a causa del fenomeno della Precessione degli Equinozi, non era molto vicino a quella stella che oggi noi chiamiamo Polare, ma piuttosto alla stella beta dell'Orsa Minore, Kochab.
Si partiva di sera per utilizzare la brezza di terra, alla mattina si era già fuori dal golfo di Corinto e a poppa si poteva ancora distinguere il monte Enos. Il sole nascente a poppa, avrebbe confermato la corretta rotta della nave, come pure al tramonto si sarebbe trovato a prua. Un'altra notte sarebbe passata sempre con l'occhio vigile del nocchiero a scrutare l'altezza della stella beta dell'Orsa minore, e poi alla mattina si sarebbe scorto l'Aspromonte e più sulla sinistra, grandioso, l'Etna.

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