Petrarca e Boccaccio, geografi...immaginari

La geografia si trovò al centro degli interessi culturali della metà del XIV secolo, anche per merito di Francesco Petrarca e dei suoi amici fiorentini. Petrarca in giovinezza fu un grande viaggiatore, ma con la maturità, preferì viaggiare sui libri e con la fantasia, scrivendo di viaggi immaginari percorsi sulle carte geografiche, usando i libri come guide. A questo proposito si racconta che un amico milanese aveva invitato il Petrarca, nell'anno 1358, ad un pellegrinaggio in Terra Santa. L'invito fu declinato ma, per farsi perdonare, il poeta gli inviò uno scritto che aveva appena preparato dal titolo "Itinerario in Terra Santa", una sorta di guida costruita mettendo insieme le diverse notizie sulla Terra Santa, che si potevano desumere dai libri in circolazione. Non si trattò tuttavia di una semplice raccolta di notizie, nell "Itinerario" c'è qualche cosa di più: c'è l'atteggiamento del geografo il quale prende in esame le diverse notizie e le sottopone a verifica, cercando di ottenere la stessa informazione da più fonti per verificarne l'autenticità.

Ritratto di Francesco Petrarca, Firenze Biblioteca Nazionale

Petrarca è molto chiaro su questo punto e, in una nota a margine di un suo libro, si scaglia contro gli scrittori pigri che accettano qualsiasi notizia senza darsi la pena di verificarne l'esattezza. Ma Petrarca non fu il solo a cimentarsi in questa opera meritoria, che chiameremmo di critica geografica: qualche anno dopo viene seguito da Giovanni Boccaccio, l'autore del Decamerone, che sfruttò la grande massa di materiale geografico raccolto dal Petrarca per scrivere un libretto dal titolo lunghissimo: "Dei monti, delle selve, delle sorgenti, dei laghi, dei fiumi, degli stagni e delle paludi e dei nomi dei mari". Alla fine dell'opera Boccaccio si scusa degli errori in cui poteva essere incorso a causa dell'ignoranza dei copisti che, in alcuni casi, avrebbero copiato malamente i nomi stranieri il cui significato era andato, così, irrimediabilmente o perduto.

Ritratto di Giovanni Boccaccio, Firenze Biblioteca Nazionale

Ma questi geografi, anche se immaginari, erano molto limitati nei loro viaggi tra i libri, perche' non conoscevano il greco e quindi non potevano leggere i testi classici, che erano molto ricchi di informazioni geografiche. Comunque i loro lavori incoraggiarono, almeno a Firenze, una rinascita degli studi geografici.
Finalmente, alla fine del XIV secolo, nel 1397 giunse a Firenze Emanuele Crisolora chiamato ad insegnare greco in quella che allora era l'università e le cose cambiarono, perche in molti a Firenze iniziarono a studiare la lingua greca..

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