Paolo dal Pozzo Toscanelli
e la distanza delle Indie

Maestro Paolo, medico, geografo, astrologo, matematico nacque a Firenze nel 1397 e morì, sempre a Firenze, il 10 Maggio del 1482.

Ritratto di Paolo dal Pozzo Toscanelli

Studiò medicina all'Università di Padova dove si addottorò nel 1424. Fu grande amico di ser Filippo Lippi di ser Brunellesco, a cui dette anche diversi consigli su come costruire la cupola di Santa Maria del Fiore. Dopo la laurea ritornò a Firenze dove si iscrisse all'arte dei medici e degli speziali il 21 Giugno del 1425. Le opere matematiche ed astronomiche di maestro Paolo sono quasi tutte perdute, tranne un manoscritto che si trova nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, in cui sono riportate diverse carte del cielo con la posizione delle comete del 1433, del 1449-50 e della cometa, che in seguito venne chiamata "Cometa di Halley", nel suo passaggio del 1456, nonché di altre comete apparse nel 1457 e nel 1472. Le osservazioni del Toscanelli hanno particolare importanza per la loro originalità e la loro precisione e dimostrano che egli aveva delle notevoli conoscenze astronomiche, come dimostrato da recenti scoperte.

Portolano attribuito a Paolo dal Pozzo Toscanelli

Toscanelli fu anche uno dei più eminenti rappresentanti di quella scuola di dotti che, raccolti in Firenze presso Santa Maria degli Angeli, si dedicavano allo studio della Geografia anche per fini essenzialmente pratici, legati alla grande rete di commerci di cui Firenze era al centro. Si narra che Toscanelli sottoponesse a dei veri e propri interrogatori gli stranieri di passaggio per Firenze. Sappiamo con sicurezza che ebbe molti contatti con viaggiatori provenienti dall'Asia, che apprezzò il "Milione" di Marco Polo, e che fu informato dei viaggi compiuti nell'Oceano Indiano da Niccolò de' Conti. Probabilmente i resoconti dei viaggiatori, che tendevano a sovrastimare le dimensioni dell'Asia, lo indussero a preferire le misure di longitudine di Marino da Tiro, per quanto riguarda la posizione delle coste orientali dell'Asia, rispetto a quelle più realistiche di Claudio Tolomeo.

Toscanelli esercitò un'influenza decisiva sulla decisione di Colombo di prendere il mare in cerca delle Indie orientali navigando verso Ovest. Toscanelli scrisse una lettera nel 1474 a un canonico portoghese, Ferdinando Martinez, che aveva avuto modo di conoscere in Italia, in cui sosteneva che la via più breve per raggiungere le Indie era proprio quella di navigare verso occidente. Per dare più valore alle sue idee Toscanelli allegò alla lettera una carta del mondo preparata da lui stesso, da cui risultava la superiorità della via occidentale rispetto alla circumnavigazione dell'Africa (che era la rotta tentata dai Portoghesi a quel tempo).

Ricostruzione ipotetica, in proiezione cilindrica, della carta inviata da Paolo dal Pozzo Toscanelli a Cristoforo Colombo

Nella lettera del 1474 Maestro Paolo scrive:

A Ferdinando Martinez, canonico di Lisbona, Paolo fisico salute.

...E quantunque molte altre volte io abbia ragionato del brevissimo camino, che è di qua alle Indie, dove nascono le specierie [ovvero le spezie] per la via del mare, il quale io tengo più breve di quel che voi fate per Guinea.....ho deliberato per più facilità e per maggiore intelligenza dimostrar detto camino per una carta, simile a quelle che si fanno per navigare et così la mando a Sua Maestà, fatta e disegnata di mia mano, nella quale è dipinto tutto il fine del ponente.... ..Dalla città di Lisbona per diritto verso ponente sono in dette carta ventisei spatii, ciascuno de'quali contien dugento cinquanta miglia fino alla nobilissima et gran città di Quisai...

La lettera è scritta supponendo che il lettore abbia dinanzi agli occhi la carta allegata. Toscanelli nel resto della lettera argomenta che 26 spazi di 5 gradi, tanta era l'ampiezza dei fusi in cui era divisa la carta, sono quasi la terza parte della sfera terrestre, ma cita anche l'esistenza di un'isola, detta Antilia, intermedia, che potrebbe essere l'arcipelago delle Azzorre, e da questa ipotetica Antilia ci sarebbero stati solo 10 spazi di 5 gradi ciascuno per raggiungere il mitico Cipango [Giappone]. Paolo riduce quindi la distanza tra Lisbona e le Indie a sole 6.500 miglia. A questa lettera ne fa seguito un'altra, scritta direttamente a Colombo. Toscanelli non dice niente di nuovo, ma dichiara di spedire a Colombo copia della lettera inviata al canonico Martinez e invia anche un'altra copia della carta nautica.

Toscanelli, nelle sue lettere a Colombo, sbaglia sia la differenza di longitudine tra Lisbona e le Indie, che è di circa 160°, sia la lunghezza del grado espressa in miglia. L'impresa di Cristoforo Colombo si fonderà quindi su due errori geografici, che derivano da misure astronomiche imprecise e da errate conversioni tra unità di misura; questi errori, però non vanno attribuiti al solo Toscanelli, essendo radicati nella cultura del tempo.

Il diametro terrestre, che è fondamentale per trasformare la differenza di longitudine tra due luoghi in distanze da percorrere, fu misurato con notevole precisione da Eratostene ad Alessandria nel II secolo a.C. Nel IX secolo d.C. gli astronomi arabi eseguirono nuove misure senza trovare un risultato significativamente diverso da quello di Eratostene. Colombo e la cultura cristiana avevano a disposizione solo il risultato degli arabi, che era espresso in miglia arabe. I cristiani non tennero conto che il miglio arabo era più lungo del miglio allora in uso in Europa, per cui, in definitiva, attribuirono alla Terra una circonferenza di 30.000 km invece dei 40.253 misurati dagli arabi e dei 40.075 misurati da Eratostene. Questo errore, unito alla stima esagerata dell'estensione delle terre emerse in longitudine, conduce appunto a valutare la distanza tra Lisbona e le Indie in circa 6.500 miglia, navigando verso Ovest. L'impresa proposta da Toscanelli a Colombo e poi da questi al re di Spagna doveva quindi sembrare particolarmente ragionevole se si pensa che Bartolomeo Diaz, nel 1488, aveva percorse 18.000 miglia, cercando di raggiungere l'India circumnavigando l'Africa.

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