Diario di viaggio

Carretera Austral, febbraio 2011

 

Viajar por la Carretera Austral es una verdadera aventura del espìritu”, Guida Chiletur Copec 2011, Zona Sur

Indice:


 

Domenica 20 febbraio

Laura ci porta all’aeroporto di Bologna in Yaris. Abbiamo appena lasciato Leo e Pietro ed è una grossa perdita, che solo la voglia di viaggiare può compensare. Volo senza storia fino a Madrid, dove ceniamo. Poi sul lungo volo per Santiago siamo separati, perché Carla ha un posto prenotato e non riescono a darmene uno vicino. Viaggio vicino a dei ragazzi italiani, studenti di architettura che passeranno un anno a Santiago a studiare le tecniche antisismiche nel restauro dei monumenti.

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Lunedì 21 febbraio

Cerro Castillo

All’aeroporto di Santiago abbiamo un paio d’ore per riprenderci, comprare la utile guida della Copec e una carta ed utilizzare la buona connessione internet gratuita dell’aeroporto. Poi ci reimbarchiamo sul volo interno per Balmaceda con scalo a Puerto Montt. Sono seduto vicino al finestrino sul lato est e mi passa davanti tutta la carrellata delle Ande centro-meridionali, un grande spettacolo. A Puerto Montt ci sono nuvole basse, ma a Balmaceda è sereno. Ci consegnano il pick-up che avevo prenotato e la Carretera è tutta nostra. Il paesaggio è agreste di montagna, una specie di Svizzera di mille anni fa. Tanto per farci subito le ossa prendiamo una deviazione sterrata che dall’aeroporto ci porta sulla Carretera verso Sud. Infatti abbiamo deciso di lasciare Coyaique e la eventuale gita in barca alla laguna San Rafael per il ritorno. Passiamo il portesuelo Ibanez, un passo di 1100 metri con boschi e laghetti e ci appare lo spettacolo del Cerro Castillo, un bel monte tutto torri e pinnacoli. Scendiamo a Villa Castillo per passare la notte in una pensione modesta, ma pulita e accogliente.

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Martedì 22 febbraio

Catedral de Marmol

Partiamo verso Sud e dopo pochi chilometri prendiamo una piccola deviazione per vedere il Monumento Nazionale delle Mani di Cerro Castillo. Si tratta di pitture rupestri sulla parete rientrante di un costone roccioso. Per lo più sono orme di mani in positivo o negativo su vernice rossa, non belle ma evocative, a crederci. La Carretera, ora sempre sterrata, prosegue per valli con fiumi, laghi, cascate, boschi in parte bruciati, non sappiamo se per l’eruzione del vulcano Hudson del ’91 o per gli incendi causati dai coloni a partire dagli anni ’70, ma poi scopriremo che la causa è stata purtroppo soprattutto umana. Il paesaggio è molto meno agricolo di ieri. Arriviamo sul grande e frastagliato lago General Carrera e ci fermiamo a pranzare a Puerto Rio Tranquilo. Da lì facciamo una deviazione verso Ovest a vedere il ghiacciaio Los Exploradores che scende dal monte San Valentin. Per vederlo si sale a piedi sulla morena glaciale fino a un belvedere. Purtroppo è nuvolo e i monti non si vedono. Anche il ghiacciaio è un po’ nebbioso. Ma la fortuna non è sempre avversa. Infatti tornati a Puerto Rio Tranquilo abbiamo anche un po’ di sole per la visita in barca alle formazioni di marmo sulla costa del lago. Ci sono grotte e roccioni scavati da non so che (ghiaccio o acqua?) e lo spettacolo è notevole, anche per i colori cangianti dell’acqua. Ripartendo verso sud prendiamo due autostoppisti fino a Puerto Bertrand. La strada lungo il lato ovest del lago è molto pittoresca e attraversiamo il ponte sul breve canale che collega il lago General Carrera con il lago Bertrand che di poco più basso. Ci fermiamo al Green Baker Lodge, pochi chilometri a sud di Puerto Bertrand, lungo il Rio Baker, che dal lago Bertrand scende al Pacifico a Caleta Tortel. Ci accolgono due cani ed una pecorella che si crede cane anche lei. E’ incredibile la quantità di acqua verde che passa inarrestabile e ceniamo senza perderla d’occhio.

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Mercoledì 23 febbraio

Guanachi alla Laguna Cisnes

Il tempo è migliore di ieri, solo qualche nuvola. Andiamo a Cochrane a prendere contanti alla cassa automatica, ché qui non accettano le carte di credito: Carla (Bonnie) ha più successo di me, anche senza Clide. Torniamo un po’ indietro e prendiamo a Est per la valle del Chacabuco, dove c’è una grande fattoria di bestiame, proprietà di un americano, che stanno trasformando in parco, probabilmente perché il bestiame non è più redditizio. Ci fermiamo a chiedere informazioni che ci dà una giovane bionda, forse tedesca. C’è anche un piccolo aereo da turismo e guanachi che pascolano. Proseguiamo per la valle che arriva fino in Argentina. Alla laguna Cisnes ci sono fenicotteri un po’ elusivi ed altre belle oche di Magellano ed uno splendido condor. Arriviamo fino ad un ultima casa, forse quella segnata come “Valle Chacabuco” sulla carta Compass a una decina di chilometri dal confine. Torniamo in albergo per il rafting. Ci portano in auto a Puerto Bertrand dove Mauricio ci istruisce, ci fornisce muta, giacca, stivali, casco e remo e partiamo in 10 sul gommone con lui. Subito ci sono due belle rapide con grandi onde. Mauricio è bravo e ci infonde fiducia e determinazione. Poi è più tranquillo e non esito a buttarmi in acqua per nuotare nelle prossime rapide più piccole. L’acqua non è troppo fredda, solo alle mani. Mauricio ci racconta le sue preoccupazioni per i progetti di dighe, la cosiddetta “Patagonia sin represasè molto in voga, con molte ragioni e qualche eccesso. Sbarchiamo e ci danno caffè e biscotti. Ceniamo in un ristorante poco più a sud dell’albergo, con una bella stanza ben costruita tutta di legno di cipresso. La cena è buona, un po’ leziosa.

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Giovedì 24 febbraio

Monte San Lorenzo

La giornata è stupenda, senza una nuvola. Torniamo a Cochrane a prendere altri soldi e gasolio. Poi prendiamo la deviazione a Est per la valle che porta al monte San Lorenzo. Gira attorno al lago Esmeralda e poi arriva ad un ponte sospeso. Ingannato dal benzinaio di Cochrane, non lo prendiamo e proseguiamo a sinistra. La strada entra in un paio di fattorie di bestiame con vari cancelli di legno. Finalmente alla seconda fattoria un villico ci spiega che la strada buona è dall’altra parte del fiume e che bisogna fare il ponte. Così facciamo, oscillando senza pericolo. La vista sul monte San Lorenzo è stupenda e molto mutevole. Saliamo fino ad un laghetto con alghe. Al bivio prendiamo per po’ verso il San Lorenzo e ci fermiamo per un meraviglioso picnic dove poi la strada si abbassa sotto le pendici del monte nascondendolo. Torniamo al bivio e prediamo verso il lago Brown che si vede in lontananza dopo un passetto a 750 metri. La strada entra in un’altra fattoria e torniamo indietro. Riprendiamo la Carretera verso sud. Stranamente non scende lungo il rio Baker, ma lungo delle valli parallele che costeggiano vari laghi: il lago Esmeralda, il lago Tuncal, il lago Chacabuco, la laguna Larga e il lago Vargas, che è diviso un due parti collegate da un breve canale con un ponte sospeso. Finalmente si torna sul rio Baker che qui è diventato enorme e maestoso e scende pacifico verso il suo oceano. All’incrocio per Puerto Yungay proseguiamo per Caleta Tortel e prendiamo due autostoppisti, lei è svizzera e lui cileno. All’arrivo a Tortel un carabiniere controlla la patente di Carla che guida. Lasciamo la macchina al parcheggio e proseguiamo a piedi su passerelle di legno che sono le strade della cittadina alla Calvino. Ci fermiamo all’hotel Entre Hielos, tenuto con cura da un’architetta. Andiamo a fare una passeggiata per vedere la foce del Baker che si intravede delle ultime passerelle. Ceniamo al Mirador con salmone fresco. Il ritorno al buio sulle passerelle è molto romantico.

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Venerdì 25 febbraio

Lago Christie

Dobbiamo prendere il traghetto a Puerto Yungay alle 10 e finalmente ci preparano la colazione appena in tempo. Il traghetto è gratuito e ci porta sulla sponda sud dell’Estero Michell dove continua l’ultima parte della Carretera. Quasi subito prendiamo una deviazione verso sud che indica per il ghiacciaio Montt, ma dopo una ventina di chilometri la strada è ancora in costruzione stanno facendo un ponte. Un tenente colonnello dell’esercito che spiega che la strada fino al ghiacciaio dovrebbe essere pronta per la fine dell’anno e che i militari aiutano sempre nella costruzione di strade ed hanno fatto il 70% della Carretera, dove torniamo. Nonostante il tempo nuvoloso si coglie il fascino patagonico. A Villa O’Higgins, termine della Carretera, ci fermiamo a El Bosco, tenuto da Jorge uno spagnolo, che faceva il tecnico dentista. Ha costruito lui l’hotel e lo ha diviso in due: al primo piano le stanze con bagno e sala per la colazione; al piano terreno le stanze più semplici con uso di cucina per i ciclisti. E’ ancora presto e facciamo un giro verso nord-est alla estancia Las Margaritas, vicino alla quale c’è una chiesetta costruita in legno da padre Antonio Ronchi, al lago Christie ed alla stazione di carabinieri di confine sul rio Mayer, dove ci accoglie Achille, un bellissimo San Bernardo. Tornati a Villa O’Higgins prenotiamo il giro in barca sul lago O’Higgins per domani, che è piuttosto caro. Dobbiamo pagare in euro l’albergo perché abbiamo pochi contanti cileni: a sud di Cochrane non esistono casse automatiche e non accettano carte di credito. La giornata si conclude  ammirando un bellissimo arcobaleno doppio di buon auspicio.

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Sabato 26 febbraio

Ghiacciaio O'Higgins

Il tempo è bello e il gestore spagnolo ci prepara la prima colazione un po’ affannato perché i suoi aiutanti dormono e lui deve anche guidare il bus che porta gli ospiti a Puerto Bahia Bahamondez da dove parte la nave per la navigazione sul lago O’Higgins. Noi ci arriviamo con il nostro pick-up. La barca scende verso Sud lungo il braccio Nord Ovest del lago. Si ferma a lasciare alla sua fattoria il proprietario, che sbarca con il gommone, e poi alla stazione di carabineros di Candelario Mancilla sulla riva sud del lago, dove scendono alcuni ciclisti diretti verso El Chalten. Poi si arriva al ghiacciaio O’Higgins. Siamo fortunati che il tempo è ancora buono e si vede anche il Monte O’Higgins. Restiamo più di un’ora ad ammirare la parete di ghiaccio, spettacolare ma molto tranquilla: non cade quasi niente, si sentono pochi rumori e in acqua ci sono pochi iceberg. Torniamo a Candelario Mancilla dove facciamo una passeggiata fino alla stazione dei carabineros e imbarchiamo altri ciclisti che vengono dall’Argentina e vanno verso nord. Tornando indietro riprendiamo il proprietario della fattoria che molto gentilmente ci offre un suo prodotto: una specie di ciliegie un po’ agre ma molto saporite. Per la cena proviamo un altro ristorante, la carne è ottima ma fa freddino.

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Domenica 27 febbraio

Rio Bravo

E’ tempo di tornare a nord e andiamo a prendere il primo traghetto per Caleta Yungay che parte alle 11. Vengono con noi anche due autostoppisti tedeschi che hanno dormito in tenda davanti a El Mosco. Lui faceva il falegname in Germania e lei studia. Il Cielo è coperto, ma molto vario. Sul Rio Bravo ci sono delle buffe nuvolette basse. Sul traghetto chiacchieriamo con due argentini che viaggiano con il loro Nissan Patrol. Lasciamo i due tedeschi all’incrocio per Caleta Tortel. Lì c’è anche un motociclista tedesco con un Adventure che aspetta un suo amico che è andato a far benzina. Proseguiamo verso nord e dopo una trentina di chilometri rischiamo grosso: ad una curva verso destra ci troviamo davanti un pick-up che viaggia in mezzo alla strada. Mi butto tutto a destra e per miracolo ci urtiamo solo con gli specchietti. Scendo e gli faccio segno di fermarsi. Lui rallenta una cinquantina di metri più avanti, gli scatto una foto e vado verso di lui facendogli segno, ma se ne va. Restiamo con il vetro dello specchietto sinistro rotto. Inoltre ho urtato una pietra sul bordo destro della strada e i due cerchioni destri sono danneggiati, anche la gomma posteriore destra ha un’abrasione. Per fortuna niente di grave, resta la rabbia per la guida spericolata del pick-up incrociato. Inoltre dalle foto che ho fatto si vede che la sua targa è nascosta quasi totalmente dal paraurti piegato verso l’alto. Scatto delle altre foto che mostrano chiaramente le tracce dei due veicoli prima e dopo l’incidente. Quando ha cominciato a frenare l’altro pick up occupava buona parte del mio lato della strada. Poco più avanti incontriamo l’altro motociclista tedesco. A Cochrane andiamo dai carabineros a denunciare l’incidente. Sono molto gentili e compilano per noi una “constancia”, che potrà servire per l’assicurazione. A nord di Puerto Bertrand prendiamo a est lungo la costa sud del lago General Carrera. Il tempo è coperto e tempestoso ma offre comunque bei paesaggi. Arriviamo a Chile Chico che è ancora chiaro. Il paese è molto ordinato e curato, ma purtroppo il ristorante dove ceniamo ha finito il salmone.

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Lunedì 28 febbraio

Lago Jeinemeni

L’albergo dove stiamo era la casa di una famiglia belga che è venuta in Cile nel 1950 ed è piena di loro cimeli. C’è anche un libro sulla loro storia che Carla prende in prestito per la giornata. L’ufficio del traghetto per Puerto Ibanez apre alle 10 e decidiamo di partire prima per una gita al parco del lago Jeinemeni. Si sale per una bella strada verso sud e si passa vicino ad una bella laguna con fenicotteri ed altri uccelli. All’entrata nel parco c’è un bel guado che il nostro pick-up passa senza difficoltà. All’inizio del lago passiamo un bel ponticello di legno. A metà lago tentiamo una strada che sale verso sud, ma finisce dove un gruppo di boscaioli sta tagliando degli alberi malati. Continuiamo lungo il lago ed arriviamo alla Laguna Esmeralda. Poi c’è un gran fiume che non ci azzardiamo ad attraversare. Sulla strada del ritorno ci fermiamo a fare una passeggiata alla valle della Luna e alle pitture rupestri. La valle è molto pittoresca con grandi formazioni di roccia calcarea. Le mani dipinte invece sono la solita probabile bufala. Tornati a Chile Chico scopriamo che il prossimo posto auto sul traghetto per Puerto Ibanez è il 5 marzo e che dobbiamo quindi rifare il giro del lago. Ripartiamo quindi verso ovest lungo la costa sud del lago che ci consola con meravigliosi paesaggi ravvivati dal sole che buca le nuvole. A una decina di chilometri da Mallin Grande carichiamo un boscaiolo locale che ha finito la giornata di lavoro e torna a casa. E’ nato a Puerto Murta ed ha passato tutta la sua vita sul lago. Arriviamo a Puerto Guadal che sono quasi le nove e ci fermiamo in un bel lodge,  dove ci danno una camera su un albero, veramente pittoresca e confortevole. Per la cena andiamo in paese, dove un ospitale ristoratore apre il suo ristorante per offrirci una buona cena. Ci addormentiamo insieme al gufo che, ci dicono, abita sullo stesso albero.

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Martedì 1 marzo

Lago General Carrera

Ci svegliamo con la vista del lago che entra da tutte le 5 finestre della stanza. Dobbiamo proseguire verso nord e all’incrocio di El Maiten carichiamo due autostoppisti francesi che risalgono da Ushuaia. Ora la strada è la stessa che all’andata, ma il lago cambia continuamente a seconda delle luci regolate dalle nuvole. Prima di Villa Cerro Castillo prendiamo una deviazione sud verso il lago Tamango, ma il tempo è poco e ad un ponte sospeso troppo stretto per noi decidiamo di tornare sulla Carretera. Il Cerro Castillo stavolta è nascosto dalle nuvole. Arriviamo fino a Coyayque che ci sembra una metropoli: però alla libreria non hanno il libro sulla storia dei belgi di Chile Chico che Carla cerca. Non ci resta che andare all’aeroporto di Balmaceda e volare a Santiago. Il viaggio sulla Carretera è finito. Carla va un paio di giorni dai Melnick a Santiago e poi torna in Italia, mentre io dormo una notte a Santiago alla guesthouse dell’ESO, per poi proseguire per Paranal dove mi aspetta una settimana di osservazioni con il VLT prima di tornare anche io in Italia.

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Alcuni numeri

In 8 giorni completi abbiamo percorso con il pick-up 2298 chilometri, consumando 286,24 litri di gasolio, per un consumo medio di 8,03 km/l. Inoltre abbiamo fatto altri circa 140 chilometri in barca. Il pick-up è andato sempre bene. Non ha avuto problemi sugli sterrati, nei guadi e nemmeno per qualche piccola escursione fuori strada. Anche nell’incidente ha subito sorprendentemente pochi danni. E’ proprio molto meglio del 4x4 Suzuki che avevamo affittato due anni fa a Santiago e che si è ribaltato per la rottura dei freni. Quello era un 4x4 da città.

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