Diario di Viaggio


Atacama, dicembre 2007

Indice:


Itinerario del viaggio preparato con GoogleEarth



Antefatto


I telescopi per interferometria con VLT

Domenica 9 dicembre, con un giorno di ritardo perché il giorno prima sono arrivato all'aeroporto con il passaporto scaduto, volo da Firenze a Santiago del Cile, passando da Parigi. Lo scopo sono 3 notti di osservazione a Paranal. L'organizzazione dell'ESO, per farmi recuperare il giorno perso, mi fa evitare di stare un giorno a Santiago, come si fa normalmente, e, dopo una doccia alla guesthouse, mi imbarco sul volo per Antofagasta, da dove un mezzo mi porta a Paranal. Mancano due giorni per l'inizio delle osservazioni ed ho tempo di ambientarmi, ultimare i preparativi e guardarmi intorno. Mi muovo molto a piedi, andando a visitare i vari telescopi: il VST italiano, in costruzione ed un po' in ritardo, il VISTA, concorrente inglese, neanche lui pronto, e il tunnel per l'interferometria del VLT che invece è già operativo. Esauriti i giri a piedi, ne faccio anche in bici. Le osservazioni vanno bene, nel senso che funziona tutto e le condizioni atmosferiche sono buone, ma la galassia che osservo è talmente lontana e debole che non riesco nemmeno a vederla: bisognerà guardare bene i dati a casa, per capire cosa sono riuscito a fare. Una notte abbiamo la piacevole sorpresa che un quartetto d'archi, che è a Paranal per la festa d'addio di un ingegnere che torna in Europa, viene a suonare nella stanza di controllo del VLT. Vedo Jorge Melnick ed altri vecchi amici di La Silla, che sono venuti per una review interna.

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Sabato 15 dicembre


Finalmente ho finito con le osservazioni e scendo da Paranal nel solito bus sonnolento. Io non sto nella pelle, perché qui inizia il viaggio vero. Arrivato all'aeroporto di Antofagasta, mentre gli altri si imbarcano sul volo per Santiago verso un meritato riposo, io vado a prendere in consegna la Suzuki Gran Vitara che ho affittato e parto verso Nord che sono già le sette di sera. Seguo il consiglio di Jorge e a Baquedano, dopo aver comprato un panino per cena, lascio la panamericana per Calama e prendo verso Est un “estabilizado con sal” che porta verso il Salar de Atacama. La strada è buona e si sale fra monti ancor più colorati al tramonto. Ieri mi sono segnato sul GPS alcuni punti importanti di cui ho preso le coordinate da GoogleEarth e risultano utili, anche perché quando arrivo sul Salar é già buio. Non ho comunque difficoltà ad attraversare la parte meridionale del Salar, prendendo la deviazione che gira intorno alle miniere di litio, ed arrivo a Peine sul bordo sud-ovest del Salar che sono le 10:30. Mi indicano l'unico ostello, dove sono l'unico ospite, a parte un gruppo di operai con un pick-up, che già dormono. Prima di andare a dormire vado in un negozio a comprare benzina e me ne versano una tanica da 20 litri nel serbatoio, così domani sarò pronto a partire presto.

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Domenica 16 dicembre


Vicuña alla laguna Miscanti

Comincio ad alzarmi alle prime luci e, pure, gli operai partono prima di me. Faccio un giro e qualche foto per il paesino ancora addormentato e parto verso le lagune, consigliatemi da Barbara, sulla strada per il Passo Sico con l'Argentina. La strada parte prima verso Nord, poi prendo una scorciatoia verso Est che si ricongiunge con la strada per il passo che viene da San Pedro. E' una stradaccia, dove c'è subito un camion con autobotte impantanato. La strada sale nella giusta direzione, ma arriva ad una cava di pietre piatte e si ferma. Torno indietro un paio di chilometri e prendo un'altra strada che sale, ma anche questa si ferma ad una cava. Mi convinco di aver preso la deviazione sbagliata e mentre torno alla strada lungo il Salar, prendo una pietra, neanche grande, con la ruota anteriore destra, sento un botto, mi fermo a vedere e la ruota si sta lentamente sgonfiando. La cambio senza troppe difficoltà con una temperatura ancora gradevole, nonostante che il sole sia sorto già da un po'. Riesco anche a godermi la vista del Salar dall'alto. Più in basso è arrivata una ruspa in soccorso del camion impantanato e lo tira con una grossa catena, mentre il camion sparge acqua sulla strada. Deve essere acqua salata, che poi evaporando consolida il manto stradale. Mi indicano la deviazione giusta che è più a Nord ed effettivamente è molto migliore. Poi la strada è asfaltata fino al paesino di Socaire, dove chiedo se hanno benzina. Mi indicano un negozio che però è chiuso, forse per la domenica. E' impressionante la percentuale di volti mongoloidi, forse per i continui accoppiamenti in famiglia. Proseguo sullo sterrato fino alla deviazione per le lagune Miscanti e Miñiques, dove arrivo, che non c'è ancora nessuno, a parte i due giovani della biglietteria del parco. La ragazza mi riempie di raccomandazioni sulle cose da non fare e mi dà alcuni utili consigli sulle strade dell'altopiano. Le laguna Miscanti è meravigliosa nell'aria tersa del mattino e circondata da vulcani. C'è un gruppo di vicuñas, uno stormo di fenicotteri e varie paperette. Poi passo alla laguna Miñiques, che vedo solo dall'alto, perché c'è la tagua gigante che cova ed è una specie prottetta. Tornato sulla strada principale, proseguo verso l'Argentina fino alla laguna de Tuyajto. Da lì torno indietro, perchè non ho più molta benzina e i guardiani del parco mi hanno sconsigliato di fare sia la strada lungo il confine che quella che da Socaire porta alla laguna Lejia, e fortuna che non gli ho detto che la ruota di scorta è bucata. Torno quindi indietro e continuo fino a San Pedro, dove faccio il pieno e lascio la gomma bucata ad un gommista, che essendo domenica pomeriggio me la prende la riparerà domani mattina. E' ancora giorno pieno e trono sull'altopiano sulla strada per il portezuelo de Guaitiquina verso l'Argentina. La strada è brutta e piena di fastidiose ondulazioni e non c'è un'anima viva. Su una costa ripida mi fermo a fotografare un paio di curiose pietre. Poi vedo che sulla guida una è segnata come il monolito del tropico del Capricorno. La laguna è spettacolare per solitudine e colori selvaggi. Per oggi basta così, anche perché la frizione fa le bizze, e torno verso San Pedro. Poco prima di arrivare mi fermo alla sbarra di ingresso sulla strada dell'ESO che porta ad ALMA e chiedo dove devo andare per incontrarmi con Eduardo Donoso, con cui ho un appuntamento domani mattina per visitare il sito di Chajnantor. Non so se andare alla sbarra o direttamente sull'altopiano dalla strada posteriore. La guardia mi dice che Eduardo passerà da lì e quindi di presentarmi lì domani. A San Pedro l'Hostal La Ruca, che mi ha consigliato Barbara, è chiuso e vado a quello di fronte (Eden Atacame├▒o), che è carino e confortevole e mi danno una camera con bagno privato. Ceno in un simpatico ristorante (Adobe) dove suonano musica andina e faccio conoscenza con Miguel Angel, il capo del gruppo musicale, che mi vende un CD da ascoltare in macchina.

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Lunedì 17 dicembre


Il Licancabur da El Toco

Me la prendo con calma, perchè non devo cambiare albergo e faccio colazione alle 7:30. Approfitto del tempo libero prima dell'appuntamento con Eduardo, che è alle 11, per fare un giro per una strada a Nord Est che porta a delle dune dove dei ragazzi si cimentano in discese con la tavola. Poi un'altra strada vicina mi porta lungo la Valle della Morte. Infine vado su una costa da cui si vede la Valle della Luna dall'alto. Insomma un buon inizio di giornata. Torno a San Pedro a ritirare la gomma riparata e vado alla sbarra dell'ESO per l'appuntamento. Arrivo poco prima delle 11 e la guardia mi dice che Eduardo non è ancora arrivato. Poi chiama alla radio il suo capo, un certo Raul, che lo richiama su un cellulare abilitato solo in ricezione. Parlo con Raul, che non sa dove sia Eduardo e mi consiglia di chiamarlo al cellulare, confermandomi il numero che già ho. Purtroppo mi accorgo che con il mio cellulare non posso fare chiamate in Cile e mando così un sms a Eduardo, chiedendogli di richiamarmi alla sbarra o sul cellulare. Niente. Chiedo alla guardia di riparlare con Raul. Prima mi dice che è impegnato al telefono, poi finalmente me lo passa. Gli chiedo di chiamare lui Eduardo e di farmi sapere. Ci accordiamo che mi farà sapere qualcosa entro 10 minuti. Dopo un quarto d'ora è quasi mezzogiorno e decido di andarmene dopo aver lasciato il mio nome e numero di cellulare alla guardia nel caso che arrivi Eduardo. Meglio così, almeno sono libero di fare quello che ho già studiato con GoogleEarth. Salgo per la bella strada asfaltata verso il passo Jama con l'Argentina, che ho già fatto in moto ad agosto venendo dalla Bolivia. All'altezza circa del confine con la Bolivia, tento una strada che sale direttamente verso il Chajnantor, ma è troppo ripida e desisto. ┬áRiprendo quindi la strada verso l'Argentina e, girato dietro al Chajnantor, trovo una deviazione non segnalata verso destra, che deve essere quella giusta. Infatti dopo poco c'è una sbarra abbassata, ma non lucchettata, con un cartello minatorio dell'ESO. Ci sono anche tracce che girano attorno alla sbarra e non devo nemmeno scendere ad alzarla. Passo accanto al telescopio ASTE (Atacama Submillimeter Telescope Experiment) giapponese a 4855 metri, poi al TAO (Tokyo Atacama Observatory), arrivo ad un bivio a 5023 m., in cui è indicato a sinistra per Chijnantor e a destra per C. Toco. Prendo a sinistra e seguo le facili indicazioni per APEX dell'ESO (Atacama Pathfinder EXperiment). Lì a 5071 metri non c'è nessuno e faccio qualche foto. Torno indietro verso le istallazioni di ALMA a 5039 m., dove ci sono varie auto e gente che lavora alla costruzione di un edificio. Ci giro intorno e nessuno mi bada. Poco più avanti arrivo al telescopio CBI (Cosmic Background Imager) di Caltech e altre Università americane a 5043 m., che è sotto ad una precaria cupola di tela bianca. Un cileno mi fa entrare a vedere e far foto. C'è una buffa piatta forma orientabile su cui sono istallati 13 piccoli specchi da meno di un metro di diametro, ciascuno con il suo ricevitore. Mi dice che di notte aprono la cupola, puntano la piattaforma e osservano. Mi dà alcune dritte su cosa vedere sull'altopiano, peraltro già ben visibile. Vado quindi ad una piccola cima dopo APEX, a 5136 m., che l'ESO usa per una stazione meteorologica e per il ricevitore per la linea internet. Continuo verso Nord alle pendici del Cerro Toco dove c'è il telescopio ACT (Atacama Cosmology Telescope) a 5149 m. Da fuori sembra una specie di tozzo secchio. Anche qui non c'è nessuno e prendo una stradina che sale verso El Toco. Il paesaggio, già stupendo, diventa spettacolare, perchè il cerro è pieno di colori minerali, dal bianco al giallo al rosso. La strada sale fino a 5440 m. sul bordo di un cratere, dove lascio la macchina e continuo a piedi verso la cima. C'è vento ma non è troppo freddo e non mi pento troppo di aver lasciato il berretto in macchina. L'aria manca e mi devo fermare ogni tanto a riprendere fiato, ma sto benone e non fatico troppo ad arrivare in cima a 5622 m. da GPS, mio record personale. Il paesaggio è emozionante con il Licacabur di fronte, solo 300 metri più alto: sembra di toccarlo. Corro giù a balzelloni per un pendio ghiaioso fin dentro il cratere, poi in auto vado nel bianco dove c'è anche un laghetto verde. Soddisfatto scendo e proseguo la strada asfaltata verso il confine con l'Argentina che è bellissima, tutta sopra i 4200 metri, con lagune, vulcani, rocce multiformi e salares. Torno a San Pedro veramente soddisfatto e ceno di nuovo al ristorante Adobe.

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Martedì 18 dicembre


La chiesa di Caspana

Mi alzo alle 4:15 per partire presto a vedere il geyser del Tatio all'alba. La strada è brutta e molto ondulata e al buio è meglio andar piano. Arrivo comunque prima delle 7 e ben prima che sorga il sole. Il geyser è bello ed interessante, ma non è fra le cose migliori dell'altopiano. Scendo quindi a Caspana, idilliaco villaggio a 3300 metri in una stretta valle verdeggiante, dove la popolazione è dedita all'agricoltura. C'è un'aria veramente bucolica, una bella chiesa e nessun turista. Tento la strada diretta verso Toconce, ma è chiusa. Ripiego allora su Aiquina, altro villaggio agricolo, ma meno interessante di Caspana. Scendo a Chiu Chiu a comprare un panino ed a vedere la bella chiesa di San Francesco, dove suona un'orchestra locale di adulti e bambini. Arrivo a Calama in anticipo sulla tabella di marcia e, poiché in questo dormitorio minerario non c'è niente da vedere, decido di tornare ad Antofagasta non per la strada principale, che ho già fatto in moto, ma per la strada verso Sud, che vicino alle miniere Gaby si ricongiunge con quella che ho fatto all'andata verso Peine. La strada è bella ed asfaltata fino alle miniere, dove i prepotenti minatori mi fanno fare una deviazione sterrata, che comunque si ricongiunge con la strada di Peine. Rifaccio quindi fino a Baquedano la strada che avevo fatto tre sere fa all'imbrunire. All'aeroporto di Antofagasta incontro molti astronomi e tecnici che scendono da Paranal e prendiamo insieme l'aereo per Santiago, dove l'arrivo alla guesthouse è sempre piacevole, nonostante l'ora tarda. Il giorno dopo Paola Amico, che è stata il mio astronomo di supporto a Paranal, viene a prendermi alla guesthouse, mi porta a pranzo con altri due astronomi italiani e mi accompagna all'aeroporto per il rientro in Europa.

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