Diario di viaggio

 

Ai miei meravigliosi compagni di viaggio

Ho cercato di scrivere libero, indipendentemente dalle opinioni di chi legge. Se così facendo ho offeso qualcuno, non era mia intenzione e me ne scuso sinceramente (ogni riferimento a persone e fatti reali è puramente casuale!).

Egitto, dicembre 2009 - gennaio 2010

 

La via più breve per giungere a se stessi gira intorno al mondo”, Hermann Keyserling

Indice:

Itinerario del viaggio preparato con GoogleEarth (in celeste)


Venerdì 18 dicembre

Il viaggio non comincia bene: il treno Freccia Rossa, fiore all’occhiello delle Ferrovie dello Stato, che ci porta a Milano da Firenze, ha un’ora di ritardo su un viaggio di 1:45. Arriviamo a Milano che nevica. Ci ospitano Angelo e Fede, per consentirci di prendere il volo all’alba di domani. Ceniamo con loro, il loro figlio Francesco che è pilota di EasyJet, la sua ragazza, hostess della stessa compagnia, e la madre di Fede che ha preparato degli ottimi ravioli, una parte con zucca e un’altra con verdure e ricotta. Si continua con una serie di raffinati formaggi e si conclude con una torta di cioccolata e pere, un’ospitalità sopraffina.

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Sabato 19 dicembre

Ristorante al Cairo

Mi sveglio un quarto d’ora prima della sveglia alle 4:30. All’aeroporto troviamo gli altri motociclisti del gruppo insieme a Dino e Daniele, gli organizzatori di Motovacanze, motociclisti anche loro. Il volo Alitalia per il Cairo parte con un’ora e mezza di ritardo, per le cattive condizioni meteorologiche: ci sono 5 cm di neve. Poi invece di recuperare, l’aereo deve fare scalo ad Atene per caricare carburante, peggio di un automobilista squattrinato. All’arrivo al Cairo il ritardo accumulato supera le 4 ore su un volo la cui durata normale sarebbe di 3:50. Insomma Alitalia/Airone ha superato il Freccia Rossa in fatto di ritardi. All’aeroporto del Cairo ci accolgono Mohammed e Abdul dell’agenzia corrispondente locale, che ci accompagnano all’albergo che si trova a Giza, dall’altra parte della città. Abbiamo così un primo assaggio del traffico locale. Sembra piuttosto caotico, ma forse è solo perché le loro regole sono diverse dalle nostre. Comunque quando arriviamo in albergo sono già le 7 di sera e una metà del gruppo decide di cenare in albergo e di rinunciare quindi al ristorante locale in centro previsto dal programma. Carla ed io non resistiamo alla voglia di vedere subito qualcosa del Cairo e di assaggiare il cibo locale. Non restiamo delusi: il lungo Nilo è suggestivo anche di notte, il cibo è molto buono, soprattutto gli antipasti, e l’ambiente piacevole.

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“L’Egitto non è un paese, è un fiume”, Cesare Brandi


Domenica 20 dicembre

Mercato a Alessandria


Qui la domenica è giorno feriale e si parte quindi all’alba. Abdul, che ci accompagnerà per tutto il viaggio, e l’autista ci portano in pulmino ad Alessandria per ritirare le moto. Invece della trafficata strada lungo il delta del Nilo, prendiamo quella del deserto e, anche se questo è deserto per modo di dire, abbiamo una splendida visione delle piramidi in lontananza nella luce brumosa dell’alba. Alessandria ci appare subito molto diversa dal Cairo, più moderna (infatti ha 650 anni di meno) e con un clima migliore. Andiamo subito al porto ad iniziare le procedure di sdoganamento delle moto. Le signore non possono entrare nella zona franca del porto e ci aspettano pazientemente fuori. Dino è ben organizzato con conoscenze locali che aiutano molto. Ciò nonostante, quando finiamo sono passate le 3. Comunque la gioia di rivedere le amate moto e di poterle guidare di nuovo (le avevamo imbarcate a Genova il 28 novembre) aiuta molto la nostra pazienza. Ci consegnano il Carnet, la targa e il libretto egiziani. Le signore nel frattempo ci hanno preceduto in albergo, che è lungo il mare dalla parte opposta della città. Con Carla abbiamo anche il tempo di andare a fare una bella passeggiata per i giardini del palazzo di Montazah, che ospitano le residenze un po’ kitsch del vecchio re Faruk. Ci sono bellissime piante esotiche, una bella vista sul mare dal promontorio roccioso e l’atmosfera è molto rilassante. La cena in un grande ristorante verso il centro è assai meno buona di ieri sera e Abdul porta le nostre rimostranze al capo cameriere. Dopo cena torniamo ai giardini Montazah e visitiamo la palazzina di Salamlek in stile viennese.

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Lunedì 21 dicembre

Sacrario Italiano a El Alamein


Si parte da Alessandria per El Alamein alla “capo di stato”: abbiamo una scorta degna di miglior causa. Oltre al pulmino con Abdul, l’autista e un poliziotto, c’è una camionetta con cinque poliziotti e il capo in borghese, che ci segue anche nei luoghi da visitare, e una moto della polizia con i lampeggianti blu. Forse è l’unico modo perché il traffico locale si accorga che ci siamo anche noi. La strada lungo la costa è un susseguirsi interminabile di case vacanza, neanche sgradevoli se prese singolarmente. Abdul dice che sono per i ricchi del Cairo, ma ce ne devono essere milioni per riempire 100 km di case. La costa è bassa con una laguna interna, dove ci sono saline. Per questo il mare non si vede mai finché non si arriva a El Alamein. Visitiamo il sacrario tedesco a forma ottagonale, copiato da Castel del Monte, ma in piccolo. Dentro c’è un obelisco e lapidi collettive scure. Poi andiamo al sacrario italiano, molto più bello e suggestivo, con fiori e alberi lungo un viale che conduce ad una grande torre ottagonale. L’interno è elegantemente coperto di lapidi individuali di marmo di Carrara. E’ stato ideato e voluto da Paolo Caccia Dominioni. Per fortuna non ci consentono di entrare con le moto per fare una foto, non sarebbe stato rispettoso del significato del luogo. Infine visitiamo il museo militare con molti cimeli e spiegazioni. Per tornare al Cairo prendiamo una strada drittissima attraverso il deserto, lungo la quale i poliziotti motociclisti fanno la staffetta per scortarci. Ne cambiamo almeno 5 e l’ultimo va piuttosto veloce, il gruppo si sgrana, e quando arriviamo alla strada principale che congiunge il Cairo con Alessandria siamo solo in 3 moto e dobbiamo aspettare gli altri. Il traffico aumenta molto avvicinandosi al Cairo e alla fine c’è una coda quasi ferma. I bicilindrici BMW danno qualche problema di surriscaldamento e arriviamo in albergo alle 7 passate.

“Qui una lunga primavera è interrotta solo da una lunga estate”, Cesare Brandi

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Martedì 22 dicembre

La Sfinge a Giza


Giornata dedicata alle piramidi. Si comincia da quelle di Giza, dove arriviamo facilmente in moto, sempre sotto scorta. L’impressione di magnificenza è notevole, mentre Abdul ci fornisce alcune spiegazioni all’ombra della piramide di Cheope. Insiste sul fatto che,contrariamente a quanto tramandato dalla storiografia occidentale fin da Erodoto, non furono costruite da schiavi, ma da contadini ben nutriti. Ci spostiamo sul retro della grande piramide dove in un edificio metallico è contenuta la grande barca del faraone trovata in una fossa proprio accanto alla piramide. E’ stata ricostruita con maestria, è sorprendentemente ben conservata ed assomiglia molto ad una grande gondola, anche lei barca da acque interne. Entriamo in un cunicolo nella piramide di Chefren che porta ad una grande stanza mortuaria scoperta da Belzoni. Ci spostiamo su un’altura panoramica a fare foto, Dino tiene molto alle foto di gruppo con il suo striscione, e poi visitiamo la sfinge, che ci sembra in miglior stato di quando l’abbiamo vista l’ultima volta quasi trent’anni fa. A Menfi vediamo la grande statua di Ramsete II e la sfinge di alabastro, e poi a Saqqara la grande piramide a gradoni al bordo del deserto. Dopo una doccia in albergo, Dino ci ha riservato una sorpresa: una cena su un battello sul Nilo, con musiche e danza del ventre, nella quale vengono coinvolti molti di noi fra cui anche io… La cosa più bella è la vista della città che si gode dal ponte ventoso.

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Mercoledì 23 dicembre

Moschea Al-Azhar


“Una descrizione di Zaira qual è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira.” Italo Calvino

Un giorno senza moto: il pulmino ci porta al Museo del Cairo al quale dedichiamo tutta la mattina e ne vale proprio la pena. Abdul ci aiuta moltissimo a scegliere le cose più belle da vedere e spiegare, e con tutte le meraviglie che ci sono deve essere conciso anche lui. Il tesoro di Tutankamon è impressionante e si capisce bene come questa unica tomba di faraone trovata intatta abbia impresso una svolta all’archeologia egizia, come e forse più della pietra di Rosetta, di cui qui hanno solo una copia. Pranziamo ad un pratico buffet e poi visitiamo la cittadella di Saladino. E’ un po’ rifatta ma conserva fascino, soprattutto nella moschea e nel panorama che spazia fino alle piramidi. Infine finalmente abbiamo un po’ di tempo per perderci nella Cairo islamica: mentre le signore vanno al bazar, con Fulvio vado in giro. Entriamo nella moschea di Al-Azhar, che ha uno splendido e tranquillo chiostro centrale, due minareti molto asimmetrici e grandi sale per lo studio e la preghiera. In una ci sono solo due donne con un computer portatile. In giro vari giovani studiano libri e scrivono appunti. Si capisce molto bene come la religione e la moschea siano un rifugio dalla caotica vita normale. Ci rituffiamo fra la gente, che, nonostante la diversità, mi dà una grande impressione di gentilezza e di abitudine ai contatti con il mondo. Non ho mai la sensazione di insicurezza e disagio. Raggiungiamo Al Muizz, la via pedonale lungo la quale è un susseguirsi di palazzi, monumenti e moschee, fra cui un’umanità affascinante si muove indaffarata e partecipe. Il tempo è poco e scorre in fretta per cui torniamo dagli altri, ma finalmente abbiamo la certezza di aver avuto quantomeno la sensazione della vera Cairo. Ci riportano alle piramidi di Giza per lo spettacolo di son et lumiere, veramente suggestivo e ben congegnato.

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Giovedì 24 dicembre

Oasi di Bahariya


Si parte presto, ma fra benzina e balle varie alla fine sono le 7. L’inizio è molto lento: davanti c’è il pick-up che ha sostituito il pulmino per i bagagli e per le taniche di benzina, poi noi, poi l’auto nera con Abdul e Hesham, il capo dell’agenzia, ed infine un’auto della polizia che da dietro ogni tanto fa sentire la sua sirena. Finalmente dopo 40 km finisce la città e l’auto della polizia ci abbandona. Per cui al rifornimento dopo 170 km possiamo procedere con più libertà. Dopo una discesa il paesaggio desertico migliora con colline di rocce nerastre e sabbia gialla. La strada è ottima e si viaggia benissimo. Dopo una fredda nebbia iniziale il sole comincia a scaldare. Ad un’oasi c’è un posto di blocco e una miniera di ferro. Poco dopo arriviamo alla grande oasi di Bahariya, molto lussureggiante di laghi e carrubi. L’albergo è tenuto da una signora tedesca e da suo figlio in caffetano ed è molto ordinato e aggraziato. Ci riempiono la piscina di acqua termale a 40 gradi, solforosa e ferrosa. Il bagno scotta un po’, ma è molto rilassante. Andiamo a vedere una sorgente termale, un lago salato in mezzo ai palmeti e il vecchio fortino inglese su una collina dominante. Da lì il tramonto è un po’ nuvoloso, ma comunque colorato. La cena natalizia è preceduta da canti di Natale attorno al fuoco e non manca il tacchino.

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Venerdì 25 dicembre

Deserto Bianco (ma non di neve natalizia...)


Manca la corrente, ma questo non impedisce all’efficienza tedesca di prepararci un’ottima colazione. Al museo delle mummie dorate sono più disorganizzati e per vederlo dobbiamo usare le nostre torce elettriche. Si tratta di mummie tarde, dell’epoca romana, ma interessanti per la doratura povera e per essere di gente relativamente comune. Partiamo a Sud verso l’oasi di Farafra. Lungo la strada ci fermiamo prima vicino a un monte panoramico, sul quale alcuni di noi salgono con grande soddisfazione, poi alla montagna di cristallo dove ci sono formazioni di cristalli di vari colori. Pranziamo in un albergo a Farafra, dove lasciamo le moto (e Giocondo e Luciana) per andare in jeep nel deserto bianco per passare la notte in tenda. Siamo in 4 per jeep ed il nostro autista è molto estroso e guida bene. La prima meta è un punto molto panoramico che chiamano il mare di sabbia, poi vediamo rapidamente un allevamento di cammelli ed infine ci addentriamo nella zona dei “funghi”, strane formazioni di calcare bianco a forma di fungo, appunto. Sembra un giardino di fate, soprattutto alla luce del tramonto. Ci accampiamo vicino ad un “fungo” a forma di dromedario e gli organizzatori locali sono molto bravi: preparano una grande tenda per la cena, le nostre tendine per la notte, cuociono un capretto in un forno improvvisato nella sabbia e del pollo alla brace e dopo cena organizzano uno spettacolo intorno al fuoco suonando flauti e strumenti a percussione. La notte è stellata e c’è un quarto di luna. Il nostro fuoco è un punto di attrazione: dagli accampamenti vicini vengono a farci visita turisti coreani e australiani.

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Sabato 26 dicembre

Al Qasr


Ci svegliamo prima dell’alba. La luce è magica, ancor più che al tramonto, e in più c’è silenzio.  Le strane rocce assumono forme che scatenano la fantasia: una gallina o un coniglio, un cavallo o un capretto. Sembra che un gigante abbia organizzato una partita a scacchi con migliaia di pezzi, tutti bianchi. Troviamo fossili di conchiglie e di rametti di lucida roccia nera o rossa. Tornando all’albergo di Farafra, quando la zona dei funghi bianchi è già finita, passiamo accanto ad un paio di campeggi fissi con belle tende bianche. L’autista ci spiega che li hanno fatti lì perché nel deserto bianco sono proibite istallazioni fisse, ma allora tanto vale dormire in albergo. Anche all’oasi di Farafra ci sono le sorgenti di acqua termale. Visitiamo la casa-museo di un artista locale che espone i suoi dipinti, sculture, vasi e bassorilievi. Partiamo alla volta di Dahkra e il deserto è solo in apparenza più monotono. A guardar bene sulla destra ci sono innumerevoli lingue di sabbia e roccia e sulla sinistra un lungo contrafforte roccioso. Ad Al Qasr ci fermiamo a visitare la città antica fatta di mattoni di argilla, con belle finestre e architravi. Alcune case sono tuttora abitate e non sono riusciti ancora a farne una città-museo. Arrivando a Dahkra l’ottima strada diventa sterrata e in un punto dove l’hanno bagnata e resa fangosissima cadono le moto di Dino e Cristian, senza danni personali, ma una delle borse di Dino si è ammaccata e lui la raddrizza in albergo.

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Domenica 27 dicembre

Dune presso Kharga


“Prima d’allora non avevo conosciuto che il deserto e le piste delle carovane. Quella mattina a Dorotea sentii che non c’era bene della vita che non potessi aspettarmi. Italo Calvino

Ci alziamo più con calma, perché la strada per Kharga è poca. Scorre tutta lungo una valle verso Est, costeggiata a Nord dallo stesso contrafforte roccioso che ci accompagna da ieri, mentre verso Sud la vista spazia lontano. Si susseguono oasi e tratti desertici. Carla dice che se ci fossero gli israeliani coltiverebbero tutta la valle. Ci fermiamo a fare foto ad una roccia a forma di cammello ed a riparare il supporto delle borse dell’Aprilia di Diego. Arriviamo a Kharga così presto che abbiamo il tempo di visitare la necropoli di Al Bagawat prima di pranzo. Ci sono centinaia di piccole cappelle funerarie copte, alcune dipinte con storie della bibbia, altre istoriate con le firme di viandanti che le hanno usate come rifugio nei secoli. Sono costruite con mattoni di fango, a testimonianza che anche così durano molti secoli in questo clima secchissimo. Il pranzo è allietato da un pullman di ragazzini in gita scolastica che si fanno giocosamente fotografare insieme a noi. L’albergo è piacevole ed ha una bella piscina dove ci rilassiamo prima di andare a vedere il tramonto al tempio di Al Nadura su un’altura. Angelo, che ha le gomme tassellate, ci sale con la moto, non senza una innocua caduta ed un insabbiamento fino al mozzo della ruota posteriore. La serata è molto rilassata, ormai abbiamo fatto l’abitudine al deserto. Christel e Fede ci consegnano delle fasce per la testa con i nostri soprannomi in arabo.

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Lunedì 28 dicembre

Tempio di Luxor


“Reale Tebe, egizio scrigno di tesori d’inestimabile ricchezza, con le tue cento porte attraverso le quali marciano, con cavalli e carri, duecento guerrieri”, Omero

Si parte alla volta di Luxor, l’antica Tebe, cantata da Omero. Poco dopo la partenza si lascia la valle delle oasi e si sale sull’altipiano a sinistra sui 500 metri d’altezza. Con l’altezza ci si allontana dalle falde acquifere e non ci sono più oasi. E’ tutto estremamente arido e desolato finché non si scende sulla valle del Nilo. La percorriamo un po’ verso Nord per raggiungere il nuovo ponte sul fiume che ci porta a Luxor. E’ molto cambiata da quando ci siamo stati con Carla quasi trent’anni fa. Ora tutte le strade sono asfaltate, gli alberghi non si contano ed il Nilo pullula di navi crociera. Pranziamo in un ristorante sul fiume e poi abbiamo un po’ di tempo libero che con Carla sfruttiamo per una passeggiata che casualmente ci conduce all’entrata sul retro del tempio, dove entriamo senza che nessuno ci disturbi. Arriva invece un poliziotto a chiederci una mancia quando cerchiamo di uscire dalla stessa parte. Poi andiamo a vedere il museo archeologico, molto interessante. Non ha la straripante quantità di reperti del museo del Cairo, ma quelli che ha sono ben valorizzati. Abdul si esibisce nelle sue spiegazioni, interessanti anche se un po’ ripetitive. A piedi ci spostiamo al tempio, ben illuminato perché ormai è buio. E’ stato molto ricostruito, rispetto a come lo ricordavo ed è impressionante per grandezza e ricchezza. A cena si festeggia il compleanno di Diego e poi con Dino e Carla andiamo a vedere l’albergo dove saremmo dovuti andare come previsto dal programma. E’ più bello di quello dove siamo, anche se un po’ fuori mano su un’isola del fiume. C’è però il problema del costo del cenone di capodanno che è obbligatorio. Dino è contrariato per il cambiamento e discute con il rappresentante dell’agenzia che viaggia con noi. Vedremo cosa combineranno per quando ritorneremo a Luxor fra tre giorni.

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Martedì 29 dicembre

Lungo il Nilo


“Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone; e così il cammelliere e il marinaio vedono Despina, città di confine tra due deserti” Italo Calvino

Si viaggia di nuovo alla “capo di stato”: poliziotto motociclista con la sirena davanti, macchina blu della polizia che corre fra davanti e dietro e per un bel tratto addirittura un’autogru con i lampeggianti sul tetto. Conseguentemente la velocità è da abbiocco. Fortuna che la strada da Luxor ad Aswan è varia e pittoresca. Ci sono molti villaggi e spesso si viaggia lungo il Nilo o in tratti ben coltivati. Anche un passaggio a livello crea un piacevole diversivo. Ci fermiamo a visitare i templi di Edfu e Kom Ombo, entrambi del periodo tardo. Il primo è dedicato ad Orus, il dio falco ed è circondato da mura di mattoni di fango, mentre il secondo è sul Nilo ed è doppio essendo dedicato a Sobek, il dio coccodrillo e a Haroeris, Horus il vecchio. A Edfu c’è molta gente, mentre Carla ricorda che l’altra volta non c’era nessuno ed eravamo saliti sul tetto. Con un disegno sulla sabbia Abdul ci fa una bella spiegazione sulle nove divinità egizie principali. Quella che mi piace di più è Nut, la dea del cielo, con il lungo corpo stellato: al tramonto inghiotte il sole, lo protegge con la sua Notte stellata e lo partorisce all’alba. La dea è dipinta attorno a un soffitto, come a circondare il mondo. L’arrivo ad Aswan è ancora una volta affascinante di luci e colori, fra acqua, isole, palme e deserto. Purtroppo l’isola elefantina è stata molto edificata e c’è anche un orribile albergo di cemento non finito. Dopo aver pranzato in un piacevole ristorante locale, andiamo a visitare il tempio di File sul lago fra le due dighe. Con l’aiuto dell’Unesco lo hanno spostato da un isola sommersa ad un’altra. Il tempio è più vario e c’è anche il cosiddetto vestibolo di Traiano, soggetto di molti dipinti. Saltiamo la visita alla fabbrica di papiro per cercare di fare un giro in feluca al tramonto, ma ora che arriviamo in albergo è troppo tardi. Ripiego quindi per una bella passeggiata alla vana ricerca di una birra. Al nostro gruppo si aggiungono Marina, la ragazza di Daniele, ed una famiglia formata da Marco, Francesca e la loro figlia Giorgia, che sono appena arrivati dall’Italia e viaggeranno in auto con Abdul. In albergo c’è il solito matrimonio danzante e rumoroso. Per fortuna Abdul e il suo capo ci hanno preparato una sorpresa: una cena beduina sull’altra sponda del Nilo. Ci arriviamo in mezzora con una barca a motore che passa fra le varie isole. All’arrivo c’è una scena spiacevole. Giocondo si arrabbia pesantemente con Abdul e Hesham perché la barca non ha i salvagente e Luciana non sa nuotare. Li accusa di farci correre rischi senza avvertirci. In realtà nessuno di noi è stato obbligato a salire sulla barca, era ben evidente che non aveva salvagente e ci avevano ben avvertito che il viaggio sarebbe durato mezzora. Forse Giocondo, se vuole evitare i rischi che ci sono in qualsiasi viaggio, farebbe meglio a tenere gli occhi aperti per prevenire, invece che protestare inutilmente dopo, rovinando il viaggio a tutti noi. Comunque la cena è molto piacevole e buona, a parte la seduta per terra, e tutti ci prodighiamo a consolare e ringraziare Abdul e Hesham.

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Mercoledì 30 dicembre

Tempio di Ramses II a Abu Simbel


L’aria di Aswan è diversa da quella del resto dell’Egitto, più magica, più luminosa, forse più pulita, e ancor più a mattina e sera, quando Nut partorisce e inghiotte il Sole. Visitiamo la cava di granito con l’obelisco incompiuto e Christel ci mostra come sia facile levigarlo con la diorite, che è più dura. Poi aspettiamo più di un’ora che si formi il corteo alla “capo di stato” che ci condurrà ad Abu Simbel. Passiamo sopra alla vecchia diga, mentre la nuova si intravede solo da lontano. La strada è ottima e si viaggia abbastanza rapidi, interrotti solo dalla sosta per il rifornimento dalle taniche per i piccoli serbatoi. La cosa buffa è che a essere in corteo scortato dalla polizia siamo solo noi, mentre tutti gli altri viaggiano in libertà e indisturbati. Una volta arrivati visitiamo subito i due templi sollevati dalle acque. Quello di Ramsete II è maestoso, celebrativo, pieno di scene di guerra e di potere, mentre quello di Nefertari è più dolce, quasi sensuale, e il potere è solo riflesso. L’albergo è piacevole nell’aria del tramonto e si fa perdonare la doccia fredda. Abdul ci porta allo spettacolo di suoni e luci (in giapponese, ma con le cuffie in italiano!), forse meno spettacolare di quello del Cairo, ma altrettanto suggestivo.

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Giovedì 31 dicembre

Valle del Nilo


Oggi ci aspettano 500 km e alle 7 siamo tutti pronti a partire, ma la scorta ci blocca in albergo senza motivo apparente se non oscuri ordini superiori. Non ci lasciano nemmeno andare a fare benzina. Finalmente dopo mezzora ci si muove e ci vuole un’altra mezzora per la benzina, per cui partiamo alle 8. Davanti c’è un pick-up della polizia che va piano e Dino finalmente lo sorpassa seguito da tutti noi. Al primo posto di blocco ci costringono ad aspettarlo e nasce qualche problema perché impediamo il passaggio dei pullman in arrivo. Finalmente Abdul dice ai poliziotti che si prende lui la responsabilità del gruppo e ci lasciano partire seguendo l’auto guidata da Marco e con Abdul a bordo. Appare evidente che la scorta della polizia non serve a proteggerci, ma a controllarci, e nessuno dei veicoli che incrociamo ha la minima scorta. Questo trattamento è come un insulto per noi motociclisti e stravolge quel senso di libertà, che è il principale motivo per cui viaggiamo in moto, piuttosto che con un altro mezzo. Comunque, anche con la sosta per il rifornimento volante, arriviamo rapidamente ad Aswan e, dopo una sosta al distributore, ripartiamo subito per Luxor. La strada, che abbiamo già percorso all’andata, è molto piacevole e riserva nuove sorprese di paesaggi e di vita locale. Arrivati a Edfu siamo tutti un po’ stanchi e vorremmo fermarci ad una delle caffetterie del tempio, ma Abdul ci fa proseguire dicendo che c’è un’altra caffetteria sulla strada fra 5 km. Forse il motivo è che la sosta a Edfu non è prevista nel nostro percorso. Dopo una decina di chilometri Dino si ferma accanto ad una piccola moschea e tutti noi con lui. Nasce una discussione fra lui e Abdul, che teme ritorsioni da parte della polizia se non facciamo come dice lui. Comunque, finalmente dopo altri 20 km ci fermiamo ad una caffetteria nel posto più brutto del percorso, dove veniamo assaliti dai venditori. E' proprio un peccato che questi stupidi malintesi rovinino il viaggio e il meraviglioso paese che percorriamo. Si riparte e ad un successivo posto di blocco dobbiamo aspettare la macchina con Abdul e la moto di Dino, che si sono fermati a discutere. I poliziotti del posto di blocco sono molto gentili e Angelo fa guidare la sua moto al loro capo. A Luxor si torna al solito albergo, ma ci mettono in stanze più belle, anche se non hanno la vista sul Nilo. Comunque Dino non partecipa al cenone obbligatorio. Ci sono danze folcloristiche e portate fino alla mezzanotte. Ci scambiamo gli auguri per il nuovo anno, ma tutti pensiamo solo ai prossimi giorni, sperando che non siano definitivamente rovinati dalle scorte.

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Venerdì 1 gennaio

Lago sacro a Karnak


“Dalla porta dei templi si vedono le statue degli dei, raffigurati ognuno coi suoi attributi: la cornucopia, la clessidra, la medusa, per cui il fedele può riconoscerli e rivolgere loro le preghiere giuste.” Italo Calvino

Giornata di visita alle meraviglie di Luxor. Si comincia dalla Valle dei Re, dove visitiamo le 3 tombe comprese nel biglietto. Abdul sceglie per noi la tomba di Ramses IX con bellissimi dipinti fra cui la doppia immagine della dea Nut sul soffitto della camera mortuaria, la tomba di Ramses III con il sarcofago di pietra rossa, e la tomba di Tutmosis III, in cima ad uno scosceso pendio e con dipinti somiglianti a papiri. Mentre alcuni di noi visitano anche la tomba di Tutankamon, con Carla facciamo un giro sulla collina che l’altra volta abbiamo salito con la bici in spalla. Ci spostiamo al tempio di Hatshepsut, la faraona che si innamorò del suo architetto, molto scenografico nel pendio in cui è scavato, e concludiamo la sponda occidentale con i colossi di Memnone, per poi dedicare il resto della giornata al fastoso ed immenso tempio di Karnak, fornito anche di un lago sacro. Per cena andiamo in moto ad un ristorante vicino al ponte sul Nilo, mentre alcuni di noi rimangono a mangiare una pizza in albergo e forse sono i più fortunati. Dopo cena i compagni di viaggio hanno la benevolenza di ascoltare la mia ennesima presentazione del viaggio in Cina.

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Sabato 2 gennaio

Sui monti fra Qena e Hurgada


La partenza è fissata alle 7 e ci riusciamo quasi. Scendiamo lungo la valle del Nilo fra i vapori dell’alba che si sollevano dai canali. La strada è molto trafficata di carretti cogli asini, bambini che vanno a scuola, camioncini pieni di gente e autobus di turisti, per cui non è troppo penoso stare dietro al pick up della scorta di polizia. Ma quando a Qena la strada lascia la valle del Nilo per salire verso Est e si spopola, mi fermo per poter poi godermi un po’ di libertà dalla coda e per cercare di far in modo che la promessa levantina di Abdul, che oggi avremmo viaggiato liberi, si avveri almeno un poco. Altrettanto, dopo una sosta ad una caffetteria locale, con Angelo partiamo davanti alla scorta e ci godiamo la libertà di viaggiare fra le curve nei monti. L’arrivo sul Mar Rosso è deludente e non può competere con le coste di qualsiasi punto del lato settentrionale del Mediterraneo. Per cui la grande quantità di turisti che affolla questa costa si spiega solo con il fatto che questo è il posto più vicino all’Europa dove si può fare il bagno in mare in questa stagione e con le mode che influenzano anche il turismo. Hurgada ci si presenta come un artificioso susseguirsi di grandi alberghi che nascondono il mare. Il nostro non è neanche male, con camere grandi e ben fornite, e grandi spazi per rilassarsi e stare insieme. Verso il mare c’è una sequenza di piscine fra le palme e, se uno riesce a superarle proprio tutte, arriva al lagunoso mare. L’acqua non è fredda, ma un po’ fangosa vicino a riva e richiede una lunga camminata immersi fino alle ginocchia prima di potersi poi immergere completamente. In lontananza si vedono i monti dell’interno a ricordare il desiderio di deserto. Nella bella luce del tramonto con Carla andiamo in moto al centro di Hurgada che è molto vivace e con meno turisti. Arriviamo fino al vecchio hotel Sheraton dove eravamo stati l’altra volta e che ora è chiuso. Le guardie si commuovono al nostro romanticismo e ce lo lasciano rivedere: Carla dice che forse anche qui sarebbe stato meglio tenersi il ricordo.

“I desideri sono già ricordi.” Italo Calvino

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Domenica 3 gennaio

Coda a un forno di Hurgada


Oggi è una giornata di completo relax, ma non riusciamo a godercela tutta in albergo. Con Carla, Christel, Fulvio ed Angelo lo lasciamo alla spicciolata con le moto e torniamo a fare un giro al centro di Hurgada. Ci sono pochissimi turisti, tutti relegati negli alberghi, per cui l’atmosfera è piacevolmente locale. Visitiamo un coloratissimo fruttivendolo, poi un panificio, dove un forno a catena di montaggio sforna pite a pieno ritmo. Le signore ci mettono un po’ ad accorgersi che c’è una coda separata per le donne, ma alla fine comprano il pane, quasi senza dare nell’occhio. Poi non resistono ad un negozio di spezie e ad uno di souvenirs, mentre Angelo compra maschera e scarpe da scoglio. Torniamo anche a fare una foto al vecchio Sheraton, ché ieri sera era buio. Nel pomeriggio ci godiamo il sole in piscina e poi Carla va al bagno turco con gli altri, mentre io approfitto del buon collegamento internet dell’albergo. Dopo cena Marco ci mostra un filmino su un viaggio in Namibia.

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Lunedì 4 gennaio

Mar Rosso


Con un pulmino andiamo a Hurgada per imbarcarci su un barcone che ci porta in gita alle isole Giftun a una decina di miglia dalla costa. Facciamo un primo bagno vicino alla Giftun piccola dove ci sono banchi di corallo brulicanti di piccoli pesci colorati. L’acqua è meno fredda di quanto temessi e si nuota bene, anche se non si può approdare sull’isola, per le solite regole poliziesche. Poi ci spostiamo per un secondo bagno nel canale fra le due isole. Rimango a bordo, mentre Carla non rinuncia e dice che ci sono pesci più grandi ed un po’ di corrente. I colori dell’acqua sono belli, ma le terre emerse sono desolate e polverose e nemmeno una palma finta riesce a ravvivarle. Dopo il pranzo servito a bordo, sbarchiamo su una spiaggia con tucul di legna e foglie di palma. Il sole è bello, c’è vento e si ha l’impressione di essere in un’industria turistica. Abbiamo comunque passato una bella giornata di mare, inusuale per la stagione e a poca distanza da casa. La sera vado a mangiare una pizza a Hurgada, mentre Carla rimane in albergo. Insomma fra una pizza egiziana e la monotonia del cibo locale non si sa che scegliere.

“Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” Italo Calvino

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Martedì 5 gennaio

Canale di Suez


E’ giorno di partenza da Hurgada e quando si torna in albergo dopo aver fatto benzina, c’è una strana scena. Abdul mi chiama per dirmi che mi sono dimenticato di pagare l’internet. Vado alla reception e lui sta discutendo per un asciugamano perso nella stanza accanto alla nostra dov’erano Fulvio e Christel. Abdul paga 50 pounds per l’asciugamano e gli danno una ricevuta. A me nessuna. Si parte per il monastero di San Paolo. Al distributore chiedo a Fulvio e Christel se avessero perso un asciugamano. Christel se la prende perché dice che lei e Fulvio hanno restituito tutti gli asciugamani e che Abdul non doveva pagare senza dirglielo. Dino interviene senza necessità e in maniera supponente dice che i soldi dell’asciugamano sono pochi in confronto alle bevande gratis che Christel ha avuto (infatti alla reception avevano dato per sbaglio a lei e ad altri di noi il braccialetto dell’”all inclusive”). Dino dice che è intervenuto per consolare Christel, ma il risultato è che lei piange. La scena penosa si ripete all’arrivo al monastero, perché Dino insiste e devo convincere Christel, di nuovo in lacrime, a non andarsene, come vorrebbe. Sembra proprio che Dino, invece che risolvere i problemi senza che noi ce ne accorgiamo, li crei o li ingigantisca e poi li riversi su di noi. Non sembra un comportamento da organizzatore di viaggi. La strada lungo la costa è piuttosto noiosa, e per fortuna che la scorta questa volta è veloce. Il monastero con 70 frati copti ha buffi dipinti nella grotta di San Paolo ed una sorgente alla quale un frate ci fa bere. C’è una strana aria di disarmo, ma almeno siamo quasi i soli turisti. Più a Nord le montagne si avvicinano alla costa che rimane piuttosto incolore. Prima di entrare in albergo a Soukna andiamo a fare benzina e poi l’auto guidata da Marco e con Abdul a bordo prende la corsia dell’autostrada in senso contrario e ne viene avvisata da un grosso TIR in arrivo, per fortuna con le buone maniere. L’albergo è piacevole, ma in mezzo al nulla; per fortuna i poliziotti della scorta acconsentono alla mia richiesta di portarci a Suez a vedere il canale. E’ suggestivo al tramonto, anche se non passano navi, forse per la crisi mondiale. Si torna col buio e la moto di Luciano sbanda per un cordolo non visto. Dino strepita per la pericolosa gita imprevista, ma forse non giova l’abitudine a guidare in coda guardando chi sta davanti, invece che la strada.

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Mercoledì 6 gennaio

Scuola guida


Si parte con il solito spiegamento di scorta. Dopo Suez c’è traffico e la nostra andatura lenta lo rende pericoloso, con autobus e camionette che fanno lo slalom fra di noi per sorpassarci. Nonostante si costeggi il canale, questo non si vede mai perché la strada è bassa. Comunque non passano navi, che, essendo alte, si vedrebbero. Si vede invece una grande draga all’opera, forse il canale è chiuso per pulizie. Sono un po’ esasperato dalla lentezza che ritengo pericolosa e me la prendo con Dino, rinfacciandogli anche le scenate di ieri con Christel, ma serve a poco. A Porto Said ci fermiamo sulla punta di Lesseps per mangiare il picnic che ci hanno dato in albergo: potrebbe essere un bel posto, ma è rovinato da barriere, puzza e sporcizia. Verso Alessandria prendiamo la strada costiera con belle viste sul mare e sul delta coltivato. Francesca viaggia sulla camionetta dei bagagli perché ha un po’ di mal di testa. Abdul sale sulla moto di Diego, che nel punto più a Nord del delta fora la ruota posteriore e viene caricata sulla camionetta. Poi Abdul sale sulla moto di Luciano e anche questa si ritrova con un chiodo nella ruota posteriore. Tuttavia la ruota non si sgonfia tanto e alleggerita di Abdul può proseguire fino ad Alessandria. Ad Alessandria torniamo allo Sheraton e stavolta si cena in albergo. Angelo, da buon ambasciatore, organizza una spiritosa riconciliazione fra Dino e me.

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Giovedì 7 gennaio

Marcato ad Alessandria


“La città è ridondante: si ripete perché qualcosa arrivi a fissarsi nella mente.” Italo Calvino

Si va al porto alle 10 per ricaricare le moto nel container e alle 13 abbiamo finito. Come era già successo quando abbiamo scaricato le moto, giovano gli appoggi locali, nonostante che sia giorno di vacanza copta. Le signore intanto prendono un taxi e se ne vanno in giro per la città, e Carla si guadagna i galloni di guida turistica. Poi ci ritroviamo tutti alle catacombe e il pulmino ci lascia alla colonna di Pompeo. Da lì facciamo un bel giro per un quartiere popolare della città. Ogni passo è una piacevole scoperta di vita locale. Mangiamo pane caldo con formaggio e frutta fresca. Poi ci fermiamo a vedere la cattedrale di San Marco e la nuova Biblioteca, che purtroppo è chiusa per il giorno di festa. Infine il pulmino ci lascia in una via di negozi dalla quale facciamo una passeggiata fino ad una zona di mercato. Abdul ci porta per cena in un ristorante vicino al forte, dove Angelo con lunghe trattative evita che ci venga servito pesce di fiume, e convince il ristoratore a darci orate, gamberi e calamari. Diego, che non mangia pesce, digiuna, ma poi si rifà al McDonald’s.

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Venerdì 8 gennaio

Calderaio a Al-Muizz


“Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato” Italo Calvino

Si parte in pulmino da Alessandria nella nebbia e si arriva al Cairo nella foschia. Ritroviamo Marina, Marco, Francesca e Giorgia, che ci avevano lasciato a Soukna e intanto hanno visitato il Cairo. Abdul ha organizzato una visita alla città copta, che sicuramente è interessante, ma con Carla, Fede, Christel, Angelo e Fulvio preferiamo tornare alla Cairo islamica, che abbiamo visto troppo poco. Andiamo in taxi e cominciamo dalle due porte settentrionali, dove inizia la sharia Al Muizz, la pittoresca via semi-pedonale costellata di monumenti e negozi di ogni genere, che avevo intravisto il 23 dicembre. La percorriamo tutta verso Sud fermandoci innumerevoli volte. Nonostante il grande affollamento di locali, non si ha mai l’impressione di essere in pericolo, ma bisogna stare attenti alle truffe. Non si tratta comunque di grandi cifre e forse nemmeno di truffe, ma di mercanteggiamenti che per i locali sono normali. Comunque, se uno si mostra deciso, non insistono. In uno slargo suonano musica locale, donne anziane ballano con una brocca in testa e bambini dipingono acquerelli. Arrivati a Khan Al Khalili, torniamo alla splendida moschea Al Azhar, beviamo una spremuta di arancio in un vicolo e, seguendo il suggerimento di Virginia, andiamo alla scuola di liuto. Stanno organizzando un concerto per la sera e siamo molto tentati di restare, chiamiamo Dino, ma poi decidiamo di tornare, per partecipare insieme agli altri alla ultima cena del viaggio. Continuiamo verso Sud per Al Muizz che diventa un affollato mercato. Alla fine prendiamo due taxi per l’albergo, pagando una piccola tangente ad un locale che si è intrufolato per aiutarci. Dopo cena Daniele si esibisce nel “manicometro”, una spiritosa classifica di noi motociclisti, di cui le signore sono la giuria. Poi Hesham cerca di convincerci che il motivo per cui abbiamo avuto tanta scorta di polizia è perché temevano che volessimo andare a manifestare a Gaza contro l’intenzione degli egiziani di costruire un muro di confine. Ma (1) il viaggio è stato organizzato vari mesi fa, quando le manifestazioni per Gaza erano di là da venire, e (2) allora perché la scorta più inopportuna l’abbiamo avuta ad Abu Simbel e i poliziotti più gentili erano a Suez e ci hanno portato a vedere il canale? Ha tutta l’aria di un tentativo levantino di farci dimenticare il peggior inconveniente del viaggio.

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Sabato 9 gennaio

Giorno di partenza. Si attraversa ancora una volta il Cairo brumoso. L’Alitalia stavolta è più efficiente ed il volo parte in orario recuperando il ritardo che aveva l’aereo all’arrivo dall’Italia. Non è facile reimmergersi nel freddo ed efficiente traffico milanese. I saluti sono increduli e tutti speriamo di rivederci domani, come abbiamo sempre fatto nelle ultime 3 settimane.

“Il passato del viaggiatore cambia a seconda dell’itinerario compiuto” Italo Calvino

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Alcuni numeri

Dal ritiro della moto ad Alessandria il 20 dicembre 2009 alla sua riconsegna il 7 gennaio 2010 la moto ha percorso 4396 chilometri e consumato 245 litri di benzina (in genere sui 90 ottani, a circa 0,25 euro/litro), con un consumo medio di 17,9 chilometri per litro. La moto non ha avuto nessun problema.

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I compagni di viaggio e i loro soprannomi arabi del 27 dicembre

Abdul (guida egiziana) – Ascolta!

Angelo – Ambasciatore

Carla – Bonnie

Christel – Amore o Thelma

Cristian - Fortunato

Daniele (Motovacanze) – Amici

Diego - Contrario

Dino (Motovacanze) – Condottiero

Fede – Pace o Louise

Francesca – Timida

Fulvio - Bestia

Giocondo – Senza cumino

Luciana – Anch’io

Luciano - Gentleman

Sperello – Scrittore

Marco, Francesca, Giorgia e Marina (dal 29 dicembre)

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