Diario di Viaggio

Ai miei meravigliosi compagni di avventura.

Ho cercato di scrivere libero, attenendomi ai fatti, ma lasciando inevitabilmente trapelare le mie opinioni, indipendentemente da quelle di chi legge. Se così facendo ho offeso qualcuno, non era mia intenzione e me ne scuso sinceramente (ogni riferimento a persone e fatti reali è puramente casuale!).


Libia, dicembre 2005 - gennaio 2006

Indice


"La via più breve per giungere a se stessi gira intorno al mondo", Hermann Keyserling



Lunedì 26 dicembre

Sveglia alle 5:30 (bazzeccole...). Con calma facciamo colazione, Cactus torna zoppicando, forse una lotta, ma non sembra grave e comunque non gli ha fatto perdere l'appetito. Luca Tassi è un po' in ritardo, ma senz'altro ammirevole. Partiamo che è buio con la sua auto che guida molto bene e passiamo a prendere Giulia, la sua collaboratrice, che ha male ad un polso per un incidente che le poteva andare molto peggio. Lei faceva l'attrice ed ha vissuto in Kenya e Somalia. Lui a causa di uno stupido incidente in moto in Perù è paralizzato dal petto in giù, ma continua bravamente ad organizzare giri in moto ed a tenere un'agenzia che organizza anche rally. A Fiumicino porto la sua macchina nel parcheggio per le soste lunghe e poi ci troviamo con tutto il gruppo, composto da 12 motociclisti su 7 moto, cioè 5 coppie e due singoli, poi gli accompagnatori che sono Luca, Giulia e Sebastiano, detto Seba, il meccanico di Vicenza, che cura le moto. Il volo per Tripoli della Lybian Airlines ha quasi 3 ore di ritardo: invece che alle 11:20 partiamo poco dopo le due, ma il volo dura solo 1 ora e mezza. Arriviamo però un'ora dopo per via del fuso. Esaurite le formalità, un pulmino ci porta in albergo, bello, nel centro nuovo di Tripoli, accanto alla torre con l'arco. Cena tutti insieme alle 20. Luca ci distribuisce i road books e ci descrive il programma per domani. Si vede subito che dietro ai road books c'è un grande lavoro. Poi con il pulmino andiamo a fare un giro in centro a prendere delle paste piuttosto buone. Infine tutti a nanna nell'attesa.


" Ora dopo ora, giorno dopo giorno, abbiamo proseguito e nulla è cambiato; il deserto si incontrava con il cielo vuoto sempre alla stessa distanza, davanti a noi. Il tempo e lo spazio erano una cosa sola. Wilfred Thesiger

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Martedì 27 Dicembre


Una moto non esattamente da deserto


Sveglia alle 6:30. Noi uomini partiamo con il pulmino alle 7:30 per andare a prendere le moto, che sono ancora nel container in un magazzino alla periferia di Tripoli. Un carro sollevatore deve spostare il nostro container e le nostre moto sono tutte dentro, belle allineate, ciascuna nella sua gabbia. C'è un attimo di smarrimento quando ci accorgiamo che non hanno una forca per tirare fuori le gabbie, ma poi ci arrangiamo tirandole con il pick up che Luca ha affittato per farci da assistenza. Seba ricollega le batterie, montiamo le targhe libiche e siamo in sella per tornare in albergo a prendere le signore. Finalmente poco dopo le 10 si parte. Il tempo è buono con poche nuvole alte. Nonostante i road books l'uscita da Tripoli non è semplice e sbagliamo strada una volta. C'è molto traffico che si dirada man mano che ci si allontana dalla città. Ad un posto di blocco la polizia ci controlla i passaporti, poi l'arrivo di Luca e Mohammed, il nostro accompagnatore locale, ci toglie dagli impicci. Si sale il Gebel Nafusat con ampi tornanti; sopra ci sono dei venditori di vasellame molto colorato. L'altopiano all'inizio è verde con olivi e cipressi, poi man mano diventa desertico. Come annunciato dal road book, si cominciano a trovare delle lingue di sabbia portata dal vento che invadono la strada e richiedono attenzione. A parte questo la strada è buona e consente medie alte. A Carla però alle alte velocit&a grave; fa male il collo, quindi rallentiamo. I primi paesaggi di deserto sono impressionanti con rocce e sabbia e polvere alzata dal vento. E' bellissima la sabbia che le moto sollevano anche dove sembra non esserci. Poco dopo le due arriviamo al bivio per Nalut dove mangiamo un buon pranzo locale. Proseguiamo verso nord fino a Nalut per visitare il granaio fortificato (qasr), una specie di banca, dove ciascuno aveva un suo loculo per depositare il grano, l'olio, ecc. E' abbastanza suggestivo e c'è una bella vista sulla valle sottostante. Torniamo indietro verso sud e ci addentriamo sempre più nel deserto ed incontriamo i primi cammelli, anzi dromedari. In un improvviso avvallamento del manto stradale Carla perde il road book e ci fermiamo a recuperarlo. Verso le 18:30 fa scuro e nel buio non mi fermo ad un posto di blocco, che vedo all'ultimo momento; un cane latrante, forse festoso, mi dissuade dal tornare indietro, ma poco dopo arrivano anche gli altri a dimostrazione dell'accuratezza dei controlli. Alle 19:30, guidati da Venere, arriviamo a Ghadames all'Hotel Kafila, simpatico anche se un po' freddo. Faccio la doccia senza la valigia, che arriva poco dopo. La cena in albergo è migliore e più abbondante di quella di ieri. Come al solito Luca ci illustra il programma di domani. Prima di andate a dormire con Carla facciamo due passi nei dintorni fino alla grande moschea moderna sotto qualche stella.

" Ogni viaggio è una resistenza alla privazione, perché si viaggia non per arrivare ma per viaggiare e fra gli indugi, brilla puro il presente " Claudio Magris

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Mercoledì 28 dicembre


Scambio di cavalcatura


Sveglia con calma e dopo colazione ci troviamo alle 9 per andare al museo di Ghadames, illustrato da una guida locale. Era una caserma italiana, poi francese, che Gheddafi ha trasformato in museo etnografico della civiltà locale, abbastanza interessante con vari strumenti per la vita quotidiana, vestiti, alcuni reperti archeologici e foto storiche. Poi la guida ci porta alla città vecchia, molto suggestiva, soprattutto per le raffinate tecniche per mantenere il fresco d'estate, con un intreccio di strade e piazzette coperte, case bianche o color fango a 3 piani e piccole moschee e sufi sparsi. Prendiamo un te con pistacchi in un bar all'aperto, colorato ma rifatto, e poi pranziamo in una tipica casa, con una bella stanza dipinta e piena di rami appesi alle pareti. Si pranza seduti su cuscini con minestra, couscous con carne, zucca, patate, ceci e cipolle, per finire con le solite banane dell'Ecuador. Torniamo in albergo per una pennichella e alle 16:30 ci portano con 4 jeep nel deserto a vedere un antico castello romano e le splendide e soffici dune. Seba viene con l'Adventure e si esibisce per fare foto. Prendiamo il te e il pane con finocchio in una tenda e saliamo su una duna ad aspettare il tramonto, che però è coperto da nubi. In compenso il nostro pick-up dell'assistenza si esibisce in evoluzioni sulla duna e con Carla ci facciamo una bella discesa a balzelloni. Comunque il sole fra le nuvole illumina macchie di deserto e ci fornisce splendidi paesaggi sempre mutevoli. Tornati in albergo andiamo a far benzina per essere pronti alla lunga tappa che ci aspetta domani. Poi andiamo a cena in un ristorante di Ghadames, dove ci servono i soliti cibi, ma forse più buoni e in un ambiente piacevole. Tornando in albergo a piedi ci fermiamo in un supermercato a fare spese: pistacchi, biscotti, cracker, concentrato di pomodoro ed altre cose più o meno utili.

" La notte può essere il tesoro del povero, se egli sa essere coraggioso. " proverbio tuareg

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Giovedì 29 dicembre


Divani&Divani


Sveglia alle 6:30 per preparare i bagagli per le 7, ora prevista di partenza del pulmino. Così riusciamo a partire tutti (tranne Eugenio e Piercarla, che vanno in pulmino, perché lui ha un polso gonfio e dolorante) puntualissimi alle 8. Il tempo è nuvoloso e la strada un po' bagnata di pioggia, che però è già finita (che la magia di Luca funzioni davvero?). Si vede un po' di rosso dell'alba e il deserto è bello anche con le nuvole. Per un centinaio di chilometri si torna indietro verso est, poi al distributore cambio moto con l'Adventure di Seba, che è notevole, praticamente l'opposto della mia, tranne la marca. Si prosegue dritti per altri 300 chilometri di strada perfetta. Alla ruota posteriore della Dakar di Renato si staccano alcuni tasselli e decidono di cambiarla con la moto di Eugenio che è sul pick up. Approfitto per riprendermi la mia moto che su queste strade drittissime è molto meglio, anche se forse non per la testa di Carla. Ci fermiamo per pranzo al Al Shuwayrif, dove si sta benissimo fuori al sole in camicia mangiando couscous. Poi via verso sud fino a Sabha, dove arriviamo all'hotel Fezzan per le 19, giusti con l'ultima luce. L'albergo ha una suite abbastanza confortevole e mi faccio subito una doccia. Luca e i bagagli arrivano subito dopo. La cena in albergo è senza storia. Luca e Mohammed ci illustrano la gita nel deserto che ci aspetta domani e ci spiegano come prepararci. Dopo gli altri vanno a cercare una pasticceria ed io me ne vado a dormire.

" Ai piedi di mimose, mucchi di coloquinte di un giallo paglia. Il terreno sembra essere ricoperto da grosse palle da tennis. Che bel gioco di bocce per i geni del luogo, che belle biglie per i suoi giganti. " Thèodore Monod

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Venerdì 30 dicembre


Segnalazioni locali


Mi sveglio prima, per dividere il mio bagaglio e separare quello da portare nel deserto; così mi accorgo che in realtà mi basta pochissimo e posso quindi dar retta a Luca che raccomanda una sola sacca per coppia. In effetti il deserto è privazione ed è proprio inutile cominciarlo portandosi dietro un sacco di roba, meglio cercare di imparare subito cosa è indispensabile. Ne sono così convinto che riesco a convincere anche Carla, di umore non facile, a portare una sola sacca. Lei poi si rifà con il cameriere della colazione. Circa alle 9 partiamo distribuiti in 4 jeep Toyota e con il pick up con cucina e tende. Con Carla siamo in jeep con Luca e Giulia e l'autista Kalifa. Cominciamo con 120 km di strada asfaltata verso ovest, con varie soste `tecniche' di Kalifa. Ci fermiamo a una macelleria che espone una macabra testa di mucca che viene molto fotografata, con il gestore che apprezza le nostre signore. Passato un posto di blocco svoltiamo a sud e dopo una ventina di chilometri lasciamo l'asfalto e ci inoltriamo nel deserto. Si fa per dire, perché all'inizio ci sono vari grandi campi irrigati e verdissimi. Poi continuiamo comunque lungo una linea elettrica. Attraversando distese di zucchini, come Carla chiama una vegetazione del deserto che produce delle piccole angurie amarissime, giungiamo ad una centrale di distribuzione e là finalmente i pali finiscono. Ci fermiamo sotto un'acacia per il picnic che viene ben preparato dai nostri accompagnatori e mi accorgo che purtroppo si è persa la lente di campo dell'Olympus, che infatti da un po' non riesce a mettere a fuoco. Ne sono piuttosto dispiaciuto ed apprezzo molto Riccardo che molto gentilmente mi offre la sua bella Nikon digitale, tanto che non riesco a dirgli di no. Il deserto è comunque affascinante con bellissime dune sulla sinistra, mentre noi continuiamo lungo la valle dove c'è traccia di acqua, lungo una pista con i chilometri segnati da cartelli. La abbandoniamo dopo un posto di controllo da cui si vede un pozzo petrolifero in lontananza. Ci dirigiamo a sinistra, direi verso sud, ed arriviamo alle dune addentrandoci un piccolo tratto. Ci fermiamo in una piccola valletta abbastanza riparata. La scena di questo arrivo è affascinante e salgo un centinaio di metri fino alla cima della duna per vedere dall'altra parte. Lo spettacolo è meraviglioso con gruppi di altre dune di color giallo arancione, che sorgono su una crosta grigio chiaro. Le forme delle dune sono le più varie, ma sempre curve e morbide. Il cielo è un po' nuvoloso ed anche oggi ci nega il tramonto. Montiamo le tende mentre il cuoco prepara la cena ed accendono un bel fuoco e tutto fila liscio. Dopo un aperitivo di tè e biscotti, ci portano un ottima zuppa con pomodori e ceci e poi una pasta al tonno, per finire con una macedonia di frutta. Dopo una breve sosta attorno al fuoco siamo tutti molto stanchi e si va a dormire, senza aver potuto vedere bene le stelle.

" L'Uomo scopre nel mondo solo quello che ha già dentro di sè; ma ha bisogno del mondo per scoprire quello che ha dentro di sè ", Hugo von Hofmannstahl

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Sabato 31 dicembre


I gatti mammoni


Esco verso le 5 ed il cielo è quasi completamente scoperto, la notte senza luna con solo un po' di vento. Non si può dire che tutto taccia per via di vari ronfare. Ridormo fin dopo le sette e c'è già luce. Purtroppo Tina e Francesco non hanno dormito per il freddo perché non hanno sacchi a pelo e non gli hanno dato coperte: anche con il loro a-plomb sono piuttosto arrabbiati. La colazione ci scalda tutti. Disfiamo il campo e ritorniamo verso nord, poi deviamo verso ovest ed attraverso un deserto di sassi neri arriviamo all'uadi Mathendush, che è una stretta valletta con alberi ed uno stagno d'acqua. Sul versante nord c'è una serie di incisioni rupestri rappresentanti tori, giraffe, elefanti ed i famosi gatti mammoni, che a me sembrano uno una scimmia e l'altro un grosso felino, ma potrebbero anche rappresentare uomini travestiti da bestie. Naturalmente compaiono venditori di monili e Carla compra due paia di orecchini e tre ciondoli. Ci vengono dei dubbi sulla autenticità delle incisioni, ma il posto è comunque affascinante. Torniamo verso est e facciamo un altro bel picnic al sole. Poi andiamo verso nord e visitiamo l'antica città di Garama, fondata dai garamanti, antica e misteriosa popolazione che combattè contro i romani prima e gli arabi poi. La città è una dilavata rovina di fango sotto alla quale stanno scavando fuori resti romani. Francesco e Tina insistono a voler tornare in albergo a Sabha e Luca li porta a organizzare un taxi ed a prenotare l'albergo. Vengono comunque con noi fino al campo appena a sud di Tekerkiba, dove hanno la bella sorpresa che in realtà ad attenderci ci sono dei confortevoli bungalows, con letti quasi normali e docce calde. Tutto si sistema e siamo tutti contenti di non doverci dividere la notte di capodanno. Con Carla facciamo una breve passeggiata fra le dune ancora calde, con il sole appena tramontato. Poi la doccia e l'ansia dell'attesa del nuovo anno. Bello passarla qui, anche se ho già nostalgia del campo solitario di ieri sera. Il nostro cuoco ci prepara la solita cena, ma cerchiamo di dargli un po' di atmosfera. Poi hanno preparato una festa sotto un tendone con musica dal vivo. Non resisto più di tanto ed organizzo un gruppetto per andare a vedere le stelle sulle dune. Il cielo è quasi completamente pulito e si vedono benissimo Orione, il Toro con le Pleiadi, Pegaso ed Andromeda. Sirio, Cassiopea e qualche stella cadente. Torniamo al campo che anche gli altri si sono stufati della festa e un po' in anticipo brindiamo con spumante analcolico e panettone. Poi porto Carla, Giulia e Luca in jeep a vedere le stelle. Luca però è molto scosso perché sulla jeep c'è un'insegna di Fabrizio Meoni, un gran motociclista, purtroppo morto, che era suo amico. Tornati stiamo per andare a dormire, quando arrivano gli altri al seguito di Eugenio, che è riuscito a farsi dare una bottiglia di vino dagli italiani del campo vicino (deve guadagnarsi il soprannome di Bacco, che gli darà la guida di Cirene). Quindi brindiamo ancora, stavolta all'ora giusta e con tanto di microfono dei cantanti, da cui poi Eugenio viene risucchiato nelle danze rigorosamente maschili.

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" Cosa può desiderare di più un uomo quando ha il privilegio di addormentarsi ogni sera sotto un cielo amico, un cielo punteggiato di da parecchi milioni di stelle che sono accese per illuminare i suoi sogni? " Mano Davak


Domenica 1 gennaio


Lago di Um el Ma


Verso le 5 si vede Giove. L'alba è bella e limpida e l'anno nuovo comincia bene. Verso le 9 partiamo verso nord-est fra le dune, che la luce radente fa risaltare meravigliosamente, per visitare i laghi della Ramla dei Dauada, i mangiatori di vermi. Questi vermi sono dei piccoli gamberetti rossi, di cui il popolo dei Dauada si nutriva. Vediamo prima il lago di Mahfu, dove faccio una bella passeggiata sulla duna che lo sovrasta, ad ammirare il mare di dune circostante. Intanto Carla compra monili da regalo. Io trovo per lei un vecchio seme di dattero che sembra una conchiglia del deserto. Proseguiamo per il lago di Gabraon. Mohammed dice che questo è di acqua dolce e che va bene per fare il bagno. Quindi mi avventuro. L'acqua vicino alla riva è fredda e ci sono vari gamberetti. Dove è più fonda è incredibilmente calda. Quindi basta allontanarsi velocemente da riva, stare in piedi e sollevare l'acqua da sotto con i piedi e con le mani e si sta benone, con attorno un paesaggio stupendo. L'acqua è molto salata e si galleggia benissimo. Dopo il bagno rifiuto la doccia per tenermi il sale e si continua per il lago di Um el Ma, il più bello, dove ci hanno già preparato il solito picnic, che mi sembra sempre più buono. Dopo il caffè mi stendo per una pennichella, ma non resisto fermo e mi faccio il giro del lago a piedi scalzi, una meraviglia. Mi piacciono questi laghi saggi che si allungano all'ombra di un'alta duna. L'ultimo lago, quello di Mandara, è praticamente senz'acqua. Mohammed dice che sono stati dei ricercatori tedeschi che con le loro analisi hanno fatto sparire l'acqua, ma non mi sembra credibile. In realtà non c'è da stupirsi, nè forse da preoccuparsi, che il deserto si trasformi. Tornando al campo di Tekerkiba, improvvisiamo una corsa sulle dune con Kalifa, che sembra finalmente svegliarsi, pur con la sua flemma. Con gran gioia di Giulia e di Luca, che la competizione ce l'ha nel sangue, siamo primi, anche se non è chiaro che gli altri stessero correndo. Infine, chiacchierando piacevolmente, torniamo all'albergo di Sabha, dove arriviamo al le 18:30, ben in tempo per una doccia e per riposarsi un po'. Sorprendentemente ci troviamo Guido Tacoli con Paola, che stanno facendo anche loro un giro con un'agenzia ed arrivano da Ghadames. La cena ha un'ottima minestra di ceci e poi un meno nobile pesce con spaghetti. Luca ci spiega la tappa di trasferimento di domani e poi, mentre gli altri partono alla ricerca della pasticceria migliore della città, me ne vado a dormire.

" Chi corre sempre saprà sempre meno cose di colui che resta calmo e ascolta e riflette. , proverbio tuareg

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Lunedì 2 gennaio


Imbrunire a Sirte


Questa giornata di trasferimento comincia molto bene con Carla che ritrova nella tasca della sua giacca le lente di campo dell'Olympus con la ghiera che la tiene e riesco facilmente a rimontarla: veramente insperato. Facciamo colazione alle 7:30, salutiamo Guido e Paola che partono per il deserto e li invidio un po'. Si parte in moto verso le 8:30 diretti a nord. La strada è dritta, solitaria e con pochissimi paesi. Infatti dobbiamo fare ben due rifornimenti volanti. Per fortuna Carla si accorge di aver perso la sciarpa e torno indietro un paio di chilometri a prenderla. Pranziamo al sole a Sawkanah fra i simpatici locali con due bellissimi bambini. Aspettando un rifornimento volante, mi allontano un po' più degli altri a fare pipì e trovo una bella conchiglia fossile. Guardando attorno ce ne sono moltissime altre e chiamo anche gli altri, interrompendo i loro tiri al bussolotto e scambi di ricette. Arrivando a Sirte si vedono i cantieri del Grande Fiume, l'acquedotto che Gheddafi sta costruendo per portare l'acqua fossile del Sahara fino alla costa. Arriviamo all'Hotel Mehari verso le 18:15. Le camere sono buone e pulite. Con Carla facciamo subito una passeggiata fino alla spiaggia nella luce dopo il tramonto con una piccola falce di luna e Venere che già brillano. La cena non è male anche se gli ingredienti sono sempre gli stessi. Dopo le spiegazioni di Luca mi lascio trascinare in città alla ricerca della solita pasticceria, ma mi addormento già sul pulmino.

" Meglio non guardare dove si va che andare solo fin dove si vede " Carlo Michelstaeder

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Martedì 3 gennaio


Angeli nella sabbia


Si parte alle 8:45 diretti a est lungo la costa verso Benghasi. Una buona notizia: Eugenio e Piercarla tornano in moto, riprendendosi la loro Dakar. Quindi Renato va con l'Adventure di scorta e Seba, pur di non andare in pulmino, guida la Dakar di Renato con la gomma posteriore che perde i tasselli. La strada dopo il deserto è abbastanza noiosa. Ci ravviva un pick up che trasporta un cammello e si ferma con noi al distributore. Apprendiamo così che la povera bestia è destinata ad essere mangiata alla festa di inaugurazione di una moschea. Comunque ha avuto il suo momento di gloria. Dopo una settantina di chilometri ci fermiamo per visitare il museo e la città antica di Sultan. Renato deve rincorrere il pulmino ed il pick up che hanno mancato la sosta. Ci sono le due statue di bronzo dei fratelli Filleni. Mohammed dice che sono greche e che sono state trovate in mare, ma su tutte le guide c'è scritto che facevano parte di un arco commemorativo costruito durante il fascismo; comunque si vede che non sono antiche. Mohammed invece che ammettere l'errore si lancia in una filippica politica affermando che gli italiani in Libia non hanno fatto niente. Deve essere quello che gli ha insegnato Gheddafi. Ci sono anche i resti di un bassorilievo dell'arco, buttati nella sabbia per libicizzare quello che hanno fatto gli italiani. Andiamo in moto fino al mare a vedere l'antica città romana, di cui rimane ben poco anche perché ci hanno costruito sopra una moschea, anch'essa distrutta. Ci fermiamo per pranzo ad una bettola dove cucinano capretto su un braciere all'aperto. Dopo pranzo Carla decide di andare in pulmino, così mi sfogo un po' e spingo la moto fino ad una velocità incredibile e segreta, ma non è ancora il massimo, date le borse laterali e soprattutto quella sul serbatoio che mi impedisce di abbassare la testa dietro al cupolino. Arriviamo allo sfarzoso hotel Tibesti a Bengasi, dove ci accolgono con un'aranciata. La cena è in tono con lo sfarzo, con scelta di minestre, pietanze scoperchiate e molti camerieri. Poi andiamo a prendere un caffè alla caffetteria all'ultimo piano dove Luca ci spiega il percorso di domani e Maurizio rivela ancor più la sua natura giocherellona, giocando a `scoppola' con una bella bambina.

" Gli occhi e il deserto si incontravano, il deserto si posava sopra la retina, si allontanava, si riavvicinava in ondulazioni, si stendeva nuovamente sull'occhio, per ore, per giorni. " Ingeborg Bachman

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Mercoledì 4 gennaio


Rovine a Cirene


Si parte alle 9 seguendo la costa fino a Tolemaide, dove arriviamo dall'alto con una bella vista. Faccio da cicerone per la visita alla città antica, ma non riesco a capire la cartina della guida del Touring, che forse ha degli errori. Comunque gli altri sono molto pazienti e sopportano di buon grado. Bellissime le cisterne visitabili e molto ben conservate, i mosaici nel museo e la tartarughina di Giulia. Poi ci fermiamo a fare foto ad una torre diroccata ed al solito manifesto di Gheddafi. Si prosegue per Qsar Libiya, dove visitiamo la basilica bizantina ed i suoi mosaici nel museo. Pranziamo in un vero ristorante a Cirene, dove chiudiamo le visite archeologiche in bellezza nella splendida capitale della pentapoli, guidati da Fadel Alì, una brava guida, molto colta, laureata ad Atene, che fa l'archeologo, anche in collaborazione con italiani. Con Giulia che traduce, ci illustra molto bene le varie rovine greche e romane, che sono una vera meraviglia, distribuita su una vasta area con una bella vista sul mare in distanza. Andiamo avanti fino all'imbrunire e ne vale veramente la pena. Purtroppo non riusciamo a vedere il museo. Scendiamo ad Apollonia che è buio e ci fermiamo al piacevole hotel Al Manahar. Luca, sempre pronto ad accogliere i nostri desideri, fa un cambiamento al programma della giornata di domani per consentirci di vedere il museo di Cirene. Dopo cena facciamo un giro a piedi e compro un tappetino per il mouse (o per Cactus?).

" Il viaggiatore è simile al malato, è in bilico tra due mondi. Il cammino è lungo, anche se ci si sposta soltanto dalla cucina alla stanza che guarda a occidente e sui vetri della quale s'incendia l'orizzonte. " Claudio Magris

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Giovedì 5 gennaio


Il teatro di Apollonia


Una volta tanto non si parte in moto o in auto, ma alle 9 andiamo a piedi a visitare le rovine di Apollonia, il cui ingresso è a pochi metri dall'albergo. Sono tutte sul mare e si estendono su una vasta area. Ce le illustra Fadel Alì con gran dovizia di particolari. Sono molto belli i resti delle basiliche e del teatro e si può immaginare il porto, ora sommerso per movimenti tellurici. Il tutto in un bel paesaggio marino ed in un'aria tersa, anche se con temporali in giro che creano arcobaleni. Verso le 10:30 riprendiamo le moto per tornare a Cirene a vedere il museo. Appena partiamo inizia a piovere, ma non dà proprio noia perché non è forte ed il cielo è molto bello. Non posso fare a meno di notare che la magia antipioggia di Luca non è smentita, perché il ritorno a Cirene è un fuori-programma. Fadel Alì è molto fiero nel mostrarci il museo, perché l'ha fatto lui e ci racconta di come ha rocambolescamente recuperato due teste delle Tre Grazie in Svizzera da un mercante d'arte, fingendosi mercante greco intenzionato all'acquisto, e appoggiato da un ricco mecenate disposto a pagare una parte del prezzo. Bellissima la sfinge misteriosa e le figure delle donne arcaiche. Finalmente salutiamo Fadel Alì, riscendiamo verso Apollonia e proseguiamo lungo la costa per 22,6 km, dove dopo un distributore sulla sinistra voltiamo a destra come ci ha indicato Luca, per accorciare il percorso a causa del cambio di programma. La strada è bellissima e sale fra le montagne bianche, mentre sotto vediamo il pulmino che continua dritto lungo la costa. Sulla cima del gradino montuoso c'è una bella cascata e poi arriviamo alla strada principale. Renato con il GPS si accorge che siamo più a ovest del previsto, ma sono sicuro di aver preso la strada indicata. Comunque svoltiamo a destra e la strada è giusta. Infatti poco dopo arriviamo al ponte sospeso di Al Kuf. Seguendo il consiglio di Fadel Alì e senza fermarci ad aspettare Luca come d'accordo, poco prima del ponte svoltiamo a sinistra per la vecchi a strada che scende nel canyon fra grotte e bellissime conifere. Ci fermiamo a mangiare un panino ed arriva anche Luca che si è preoccupato per non averci visto: credo però che l'errore, peraltro innocuo, sia stato da entrambe le parti. Proseguiamo sulle belle curve fra le montagne e, una volta scesi sulla pianura, un cretino mi fa letteralmente il pelo sorpassandomi. Per fortuna non ci sono conseguenze, se non di ricordarmi che la sventura è sempre in agguato. Arriviamo presto all'hotel Tibesti e me ne vado a fare una passeggiata in centro a vedere la cattedrale italiana, il lungomare, alcuni palazzi coloniali, la vecchia moschea di Osman ed i negozi del suk. Luca ci porta a mangiare il pesce in un ristorante, ma il pesce non è tutto fresco ed optiamo per la carne. Insomma una delusione e soldi buttati.

" La somiglianza tra due granelli di sabbia è forse quella che si potrebbe osservare fra i frammenti di uno specchio al momento del suo infrangersi e quelli di un altro specchio infranto da mille anni. ", Edmond Jabès

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Venerdì 6 gennaio


Il pasticcere


Questa è una Befana di trasferimento, solo che invece della scopa ha una moto. Si parte da Benghasi preceduti dal pulmino e l'unico scopo della giornata è trovare un buon posto per il pranzo. Per movimentare un po' la situazione ci scambiamo moto con Maurizio. La sua RT è veramente comoda e riparata dal vento, anche per Carla, ma vibra un po' ed il sedile del guidatore non è comodissimo. Dopo vari tentativi arriviamo ad un ristorantino niente male e mangiamo couscous scaldati da un bel sole. Al momento del dessert arriva il camioncino di un pasticciere, che fa affari d'oro. Ce ne stiamo un po' a goderci il sole e ci riavviamo per arrivare all'hotel Al Mahari a Sirte verso le 18. Ci troviamo un libico che parla bene italiano, perché è stato all'Università per stranieri a Perugia, e che ci invita a cena in una fattoria di un suo amico. Decidiamo però di invitarlo noi ed è molto interessante ascoltare la sua visione della Libia, piuttosto diversa da quella di Mohammed.

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Sabato 7 gennaio


Leptis Magna


Stamane si parte presto, per la giornata di rovine che ci attende, e puntuali cominciamo il nostro ultimo giorno di moto alle 7:45. Fa freddo (il termometro della RT dà -1.5 gradi) e Carla decide di andare in pulmino. Delle signore solo Loredana viene in moto, confermando il grande amore per la moto e/o per Riccardo. Il tempo comunque è bellissimo e, nonostante il freddo e la noia della strada, me la godo abbastanza. Ci fermiamo a scaldarci con un buon cappuccino da un benzinaio e poi va meglio. Facciamo una deviazione per vedere Misurata, che però è totalmente anonima. Arriviamo a Leptis Magna alle 11:45 e, dopo aver aspettato un po' il pulmino cominciamo la visita a quella che si rivela la più suggestiva città romana che conosca. Molto belli i bagni di Adriano, la basilica dei Severi, il mercato e il teatro. Pranziamo in un ristorante vicino al museo, che poi visitiamo, ma è un po' una delusione. Come dice Riccardo era molto meglio quello di Cirene, nonostante il locale molto più dimesso. Ripartiamo per Tripoli dove arriviamo al solito hotel Bab al-Bahar in tempo per fare un piacevole giro per il suk prima di cena. Andiamo a mangiare il pesce in un posto vicino al porto. Si presenta bene: fuori ci sono varie bancarelle dove scegliamo il pesce che poi ci cucinano in un ristorante. Purtroppo però ce lo servono freddo e mal cotto ed a poco servono i nostri tentativi di rimediare. Direi che è proprio meglio rinunciare a mangiare il pesce in Libia, fra l'altro è così buono in Italia...

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Domenica 8 gennaio


Buona fortuna


L'ultimo giorno comincia con calma e ci si trova tutti alle 9 per andare in città. Con Riccardo, Loredana, Francesco, Tina e Renato andiamo al museo nel forte rosso, mentre gli altri vanno a far compere al suk. Al museo ci sono bellissimi mosaici provenienti da Leptis Magna e da ville romane, belle statue e poco altro. Carla è festante, perché ha comprato una collana, un'alzata ed un bicchiere indiano. Andiamo insieme a conoscere tutti i suoi venditori nella via dei ramai e prendiamo anche un vassoio ed un ciondolo. Il suk è molto pittoresco e vivace. Un panettiere mi regala un panino, perchè non sa quanto farmelo pagare: dice che dieci costano un quarto di dinaro. A mezzogiorno torniamo in albergo a prendere le moto per portarle al magazzino dove Seba le caricherà nel container. Sono gli ultimi chilometri di moto in Libia (di questo viaggio) e ne ho fatti 4545. Poi con il pulmino proseguiamo per Sabratha, fermandoci a comprare dell'ottima frutta per pranzo. Nonostante il tempo coperto, le rovine di Sabratha sono molto belle; fra tutto spiccano il teatro, il mausoleo di Bes e le terme a mare. Il museo purtroppo è già chiuso, ma siamo tutti contenti anche così. Luca e gli altri sono andati a prenderci dei panini, che mangiamo in pulmino tornando a Tripoli. Con Carla, Riccardo e Loredana scendiamo per ulteriori acquisti (ho ritrovato dei dinari in un deposito così segreto che me ne ero dimenticato). Facciamo a piedi la via delle case coloniali italiane e al suk, sempre vivace, Renato ed io compriamo un tappeto per uno. Poi in taxi in albergo in tempo per farci una doccia, prima che ci portino in pulmino ad un bel ristorante attaccato alla torre dell'orologio, scelto da Giulia. Hanno una buona insalata di mare e poi un pesce finalmente ben cotto e caldo. Al ristorante arriva anche un gruppo di motociclisti italiani che sono stati all'Akakus. Raccogliamo una mancia per Mohammed ed i suoi, che però lui rifiuta. Dopo la solita pasticceria, che ho intravisto nel dormiveglia, torniamo in albergo.

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Lunedì 9 gennaio


Sveglia alle 5:30, colazione alle 6, per poi partire in pulmino verso l'aeroporto. Mohammed è abbastanza efficiente con le ultime formalità, ma siamo tutti piuttosto freddi con lui (e vorrei anche vedere...). Raccogliamo invece una mancia per gli altri che Stella riesce a consegnare a Kalifa, l'autista del pulmino. Il volo per Fiumicino è buono e abbastanza puntuale. Ripartiamo poi con la macchina di Luca, che ci riporta sicuramente a Castel del Piano.


" E' difficile, direi quasi impossibile, esaurire in un solo viaggio la conoscenza di tutte le diverse sfaccettature che compongono la Libia. " Edoardo Agresti

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Detti celebri

"E' un deserto di zucchine", Carla

"Adesso so cosa farò tutta la notte", Stella dopo una stella cadente

"Andiamo", Sperello al posto di polizia

"Oggi non mangio", Seba tutte le mattine

"Sai cosa mangerei adesso?" Tina ad ogni sosta

"Sono alghe", Giulia guardando l'erba del deserto, con qualche millennio di ritardo

"Dov'è la chiave della stanza?" Mohammed tutte le mattine

"Mi scarica le batterie", Kalifa togliendo il caricatore del mio GPS dall'accendisigari della sua jeep

"Sento odore di macelleria", Stella sotto una testa di mucca appesa al muro

"The goddess of the underwear (la dea dell'intimo)", Fadel Alì, guida di Cirene, parlando di Persefone

"I romani la chiamavano Chievo", Maurizio, illustrando la storia di Verona

"Accucciati", Eugenio a Piercarla

"I fratelli levrieri", sintesi storica di Maurizio a Sultan

"Ci vorrebbe un dolcetto", Stella, subito prima dell'arrivo del camioncino del pasticciere

"Sono molto coraggiose", la guida del museo di Tripoli, parlando delle donne di Ghadames che portano le gonne a mezzo polpaccio

"Con la pancia piena si ragiona meglio", infatti Stella ragiona benissimo

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